Salento live...

STEFANO SERGIO SCHIATTONE
La chitarra che suona
dolci carezze di luna

“La vita senza la musica sarebbe un errore”, sosteneva Friedrich Nietzsche. Lui è uno di quei musicisti che ti fanno sentire la verità di queste parole. Note come carezze di luna, comunicano più di quanto la parola non possa dire, arrivando oltre, in una dimensione dove non esistono definizioni, ma incanti di atmosfere. Semplicemente. Nel fascino supremo di quella musica che non si ascolta, ma si sente. Come si sente il battito del cuore nel petto, il conforto di una carezza sul viso, la beatitudine di una sera di luna piena in cui affondare i pensieri del giorno.
Concertista e docente di chitarra, Stefano Sergio Schiattone è uno dei più quotati artisti leccesi. Da più di quindici anni è docente di chitarra nelle scuole medie ad indirizzo musicale ed attualmente è titolare di cattedra al Conservatorio “G. da Venosa” di Potenza. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista, tiene masterclasses e stage di perfezionamento e dal ‘93 è anche direttore artistico dell’associazione Artemide di Lecce.
“Della musica mi affascina profondamente il suo essere complessa ed estemporanea al tempo stesso”, afferma Stefano. Si percepisce subito che gli piace raccontarsi. Si intuisce immediatamente, non appena le sue dita cominciano a sfiorare le corde, la sua incredibile sensibilità ed il suo talento non comune. La musica è estemporanea, perché lo porta in giro per il mondo ad esibirsi di volta in volta davanti ad un pubblico diverso, regalando emozioni sempre nuove. È complessa perché dietro ogni singolo movimento, dietro ogni postura ed ogni scelta, c’è uno studio accurato, in cui nulla viene lasciato al caso.
Stefano Sergio Schiattone è ammaliato dalla comunicazione profonda che solo la musica sa stabilire. La musica più di qualsiasi altra forma di arte è in grado di arrivare dritta al cuore, essendo in grado di creare una simbiosi immediata con il fruitore, che non presuppone precedenti conoscenze.
E non è necessario sapere nulla di lui per restarne incantati, quando cominciano le prime note della sua “Suite”, eseguita in pubblico per la prima volta il 29 gennaio scorso nella Libreria Apuliae di Lecce. Preludio, intermezzo, danza e finale: il pubblico resta attonito di fronte a tanta bravura.
“Appartengo alla categoria degli strumentisti-compositori”, racconta, “mi trovo ad adattare tutto quello che scrivo allo strumento. Il mio fare composizione, infatti, parte dallo strumento stesso. Mi sento un uomo del ‘900, secolo che secondo me più di ogni altro ha dato spazio alla creatività. Appartengo al tempo del jazz, del blues, della beat generation, dello sperimentalismo e delle avanguardie”, spiega ancora Stefano, “arrangiare un pezzo e scriverne uno ex-novo in un certo senso sono cose simili: in entrambi i casi ci si deve barcamenare tra l’originale e quello che si vuole comunicare. Nella mia musica sono innegabili gli influssi degli autori latino-americani che ho studiato. Non solo chitarristi. Poi bisogna dire che la chitarra nel 1900 ha subito uno sviluppo pirotecnico. Al giorno d’oggi potrei affermare che esiste la difficoltà di classificare i generi musicali. La musica latina è al tempo stesso jazz e molti jazzisti si riuniscono attorno alla bossanova”.
La sua musica racchiude un interessante percorso di vita culturale e strumentistico e costituisce un lavoro di nicchia costantemente e fedelmente apprezzato dagli amanti della buona musica. La sua discografia consta di due lavori: “Caresse lunaire”, Dodicilune, 1999, e “Agua de bebèr”, del 2001.
Ora si attende il terzo cd.

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