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BOTTEGHE

 

 

Dalla forza degli ulivi secolari
la marcia in più per il Salento

Solo tre anni fa si vendevano impunemente on line, oggi dai loro frutti si produce un olio dal sapore unico e loro si lasciano ammirare, coccolare e persino adottare. È un progetto “semplice” quello che vede protagonisti gli ulivi secolari del Salento, promosso dall’assessorato al Turismo e al Marketing Territoriale e Sviluppo rurale della Provincia di Lecce e dal Gal Capo Santa Maria di Leuca, in collaborazione con Coldiretti di Lecce, Associazione “Amici dell'olivo secolare del Salento” e Associazione “I custodi di Olivinopoli”. È un’iniziativa che, sulla scia di altre fortunate esperienze-pilota, mette insieme la voglia di natura con la necessità di far tornare produttive colture altrimenti destinate ad una vita grama.
Quando se ne sarà andata l’ultima generazione di contadini, coltivatori diretti spesso anziani pensionati che dedicano il loro tempo alla terra che amano, a chi sarà lasciato il testimone di custodi del paesaggio? Per non rassegnarci a vedere progressivamente inselvatichire gli uliveti che ricoprono una bella fetta di territorio (sono ben sei milioni gli ulivi pugliesi), non c’è che una strada: rendere “conveniente” coltivare un ulivo. Se, dunque, è assai difficile rovesciare le logiche perverse della globalizzazione, si può viceversa guardare con fiducia ad iniziative come questa che considerano un “affare” tutelare e valorizzare le risorse della Madre Terra.
A guardarla bene, infatti, l’iniziativa, presentata a Tricase nel corso della quinta edizione del “Tesoretto del Salento”, è un po’ la metafora di ciò che ognuno nel proprio piccolo mondo può fare per partecipare da protagonista al riscatto possibile del Salento. Un impegno civico per il bene comune che non ha bisogno di grandi numeri. è un progetto “semplice” che fa quadrare il cerchio e insegna che spesso e volentieri i micro-progetti possono essere più efficaci di megaprogetti, allettanti quanto velleitari e inconcludenti nonostante spesso godano persino di cospicue risorse pubbliche.

 

L’adozione degli ulivi non solo va in questa direzione ma risponde anche all’esigenza del turismo salentino di avere una marcia in più. Perché chi altro mai può offrire l’opportunità di “crescere” un ulivo come fosse proprio, raccogliendone non solo metaforicamente i suoi frutti?
E “semplice” è anche l’informazione che ormai da dieci anni “quiSalento” offre ai salentini e a chi ama e vuole conoscere il Salento. Non a caso, ci si perdoni un pizzico di vanità e di orgoglio, al progetto di “quiSalento” nell’estate 2010 sono andati il Premio “Terre del Negroamaro”, insieme al regista Edoardo Winspeare, e la “Bandiera d’oro del territorio”, insieme a personaggi simbolo della promozione di un Salento a misura d’uomo prima ancora che a misura di turista, come il sindaco di Castrignano dei Greci Donato Amato, il regista Ferzan Ozpetek, la commissaria dell’Apt di Lecce Stefania Mandurino e il presidente dell’Apulia Film Commission Silvio Maselli. Non sono certo Oscar né Premi Pulitzer, ma valgono ancor di più perché sono il riconoscimento del fitto intreccio fra questo progetto editoriale e l’idea di un Salento che trova energia e forza dal Negroamaro come dagli ulivi secolari. Un progetto “semplice” come l’impegno di tutte quelle piccole comunità, delle associazioni, delle Pro Loco e di tanti salentini che ogni giorno, con fatica, passione e inventiva, trasformano la terra amara dei nostri avi nella culla dell’accoglienza. Idee e iniziative che in “quiSalento” possono amplificarsi e rispecchiarsi, tracciando la strada di un turismo sostenibile. L’impegno che “quiSalento”, sull’onda dei suoi record di diffusione dell’estate 2010, vuol continuare ad onorare giorno per giorno in una terra che merita di essere aperta tutto l’anno.