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i film di gennaio
| Le buone stelle dei Golden Globe |
di Lori Albanese
Il 2012 si apre, almeno cinematograficamente, sotto buone stelle. Sono molte, infatti, le grandi produzioni che passeranno in sala, molte delle quali terranno banco tanto ai Golden Globe di domenica 15, quanto, il mese prossimo, alla Notte degli Oscar. Intanto, tra grandi nomi e pellicole indipendenti di giovani registi da tenere d’occhio, ecco una selezione di alcuni titoli da non perdere.
Clint Eastwood continua a mettere a segno bei colpi, non solo dietro la macchina da presa, ma anche nella selezione dei protagonisti dei suoi film. Dopo “Invictus” e “Hereafter”, entrambi interpretati da Matt Damon, per il biopic “J.Edgar” (da mercoledì 4) la scelta è caduta su un’altra star come Leonardo Di Caprio, che verosimilmente potrebbe essere candidato all’Oscar per questa interpretazione. Affiancato da Judi Dench, Naomi Watts, Ed Westwick e Armie Hammer, Di Caprio interpreta il ruolo di J. Edgar Hoover, capo dell’Fbi da metà anni Venti a metà anni Settanta. Personaggio dall’ambigua sessualità (girarono voci sul suo interesse verso i travestimenti e su una presunta relazione sentimentale con il suo braccio destro), Hoover riuscì a ottenere ottimi risultati nella lotta ai gangster negli anni del proibizionismo, ma fu anche contestato per i suoi metodi spesso inumani nel trattare con i criminali e per la ferrea disciplina imposta ai suoi agenti. Scritta da Dustin Lance Black, lo stesso sceneggiatore del “Milk” di Gus Van Sant, la pellicola scava nella vita di uno degli uomini più potenti del mondo, mettendone in luce gli aspetti più contraddittori e complessi.
Film scandalo all’ultima Mostra del cinema di Venezia, arriva in sala “Shame” (da venerdì 13), secondo lavoro scritto e diretto dall’artista e regista britannico Steve McQueen. Dopo la sua opera prima (mai distribuita in Italia, ma internazionalmente acclamata dalla critica) “Hunger”, sulla storia del militante dell’Ira Bobby Sands, McQueen torna ad affrontare una storia di prigionia, questa volta in un’accezione più intima e sempre scegliendo come attore principale l’irlandese Michael Fassbender. Vietato ai minori negli Stati Uniti per le scene di sesso esplicito del protagonista, il film ha un taglio incredibilmente drammatico per la storia di profonda, indicibile solitudine che racconta. Bello, ricco, affascinante, con una splendida casa a New York e senza alcun problema apparente, Brandon è incapace di uscire da una dipendenza dal sesso che lo imprigiona in uno squallore senza fine, impedendogli di avere legami profondi e durevoli. In questa desolazione sentimentale irrompe la tormentata sorella Sissy (la bella e brava Carey Mulligan), a sua volta vittima di una dipendenza, quella dall’amore.
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È stata girata nel cuore del Mississippi, tra Greenwood, Jackson e Clarksdale, la pellicola “The Help” (da venerdì 20), diretta dal regista Tate Taylor e tratta dall’omonimo best seller di Kathryn Stockett (Mondadori, 2009). Ambientata all’inizio degli anni Sessanta nel profondo sud degli Stati Uniti ancora diviso da profonde tensioni razziali, racconta la storia di tre donne estremamente diverse, ma legate da un progetto comune che scuoterà la piccola comunità in cui vivono. C’è la giovane Eugenia “Skeeter” Phelan (Emma Stone), bianca di buona famiglia e appena laureata che persegue il sogno di una brillante carriera di scrittrice piuttosto che quello di sposarsi e metter su famiglia. C’è la saggia e forte Aibileen Clark (Viola Davis), governante di colore che ha perso il suo unico figlio dopo aver passato la vita ad allevare quelli degli altri, e c’è la sua amica Minny (Octavia Spencer), linguacciuta e testarda, con un marito violento e tanti figli da mantenere. Oltre alla storia toccante, la forza di questo film sta nelle bellissime interpretazioni, e infatti la pellicola ha già ottenuto quattro candidature ai Screen Actors Guild Awards, conferiti dall’associazione degli attori americani, per miglior cast, migliore attrice protagonista (Viola Davis) e migliori attrici non protagoniste (Jessica Chastain e Octavia Spencer).
Scritto a quattro mani da Spencer Susser e David Michôd, membri fondatori della Blue Tongue Film, ovvero il collettivo cult del cinema indipendente australiano, “Hesher” (da venerdì 30) è il nome di uno dei personaggi più sgradevoli, volgari e meno edulcorati che vedremo quest’anno sul grande schermo. Rissoso e bipolare, piromane e incredibilmente scorretto, Hesher (interpretato da Joseph Gordon-Levitt) porta capelli lunghi e unti, ha orribili tatuaggi fatti male e indossa vestiti lerci. Un giorno capita sulla sua strada T.J., un bambino che ha da poco perso la madre in un incidente d’auto e che ora vive con un padre depresso e la nonna Madeleine (una fantastica Piper Laurie). Hesher si stabilisce in pianta stabile in casa con loro, pur senza conoscerli e perfettamente a suo agio, come se quello fosse da sempre il suo posto. Le cose tra lui e T. J. sono tutt’altro che facili, ma precipitano quando nella storia entra Nicole (Natalie Portman), una cassiera povera e disperata di cui T.J. è segretamente innamorato. Nessuna delle aspettative sul perfetto bastardo che dimostra di avere un cuore e si ravvede alla fine del film viene rispettata.
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