DOSSIER >Lettera aperta/Salviamo Casole >Gli "appetiti profani" su Casole
memoria e radici del Salento
>L'eco del canto delle sirene
nell'officina d'idee del Mediterraneo
RASSEGNA STAMPA
10/03/2005 Intervento dell'assessore provinciale alla Cultura Sandra Antonica
3/03/2005
Dichiarazione del presidente della Regione Raffaele Fitto

2/03/2005
Comunicato del sindaco di Otranto

2/03/2005
Dichiarazione direttore quiSalento

Le adesioni, anche motivate, possono essere comunicate via
e-mail all’indirizzo redazione@quisalento.it
e saranno pubblicate su questo sito.

>regole e avvertenze


8/10/05 - Marco Perrone
Ciao sono Marco Perrone frequento il primo anno di scienze della comunicazione a lecce e scrivo da Salice Salentino.
Leggendo la storia di questa abbazia non faccio altro che rammaricarmi per due semplici ragioni:
1 qui nel Salento non riusciamo mai a dare il giusto valore al patrimonio che ci circonda, si parla troppo poco delle splendide coste salentine, il barocco leccese lo si conosce solo una volta che si studia la striminzita paginetta di storia dell' arte a scuola e così dicendo;
2 l' altro motivo che trovo ancora più assurdo del precedente è lo stato di totale degrado in cui versa l' edificio mostrato dalle foto pubblicate sul sito.
per questo chiedo a chi di dovere e ai legittimi proprietari di fare qualcosa per ristrutturare l' edificio e se i padroni non hanno i mezzi economici per farlo lo vendano pure al miglior acquirente possibilmente italiano che possa garantire a qualche organo di tutela delle risorse architettoniche italiane quanto meno una ristrutturazione elementare dell' edificio.

19/09/05 - Carlo

aderisco alla campagnia su casole..
che vergogna!

5/09/05 - Claudia Lisi

la mia adesione alla campagna "Salviamo Casole" è incondizionata.
Mi vergogno profondmente che in Italia ci sia una legge come quella che permette la svendita del nostro patrimonio storico culturale: il monumento, il paesaggio, le loro storie, li uomini che le hanno vissute, fanno la nostra anima. Noi non siamo in vendita.

14/08/05 - Dominique Wittwer

IL Salento, l'ho scoperto più di venticinque anni fa quando andavo a conoscere la terra d'origine di tanti venuti a vivere nel mio paese (in Svizzera). Ricordo ancora con emozione la lettura del bellissimo romanzo di Maria Corti, L'ORA DI TUTTI, che lessi in quegli anni. Da quel tempo, mi sono affezionata alla vostra terra e dopo ogni nuovo soggiorno, mi sento sempre più attaccata, un po' come se fossi a casa.
Non possiamo lasciare gli speculatori appropriarsi di un luogo come questo, ma non possiamo continuare ad accettare lo stato di abbandono in cui si trova da anni. Il sito di Casole dovrebbe essere protetto da tutti nel Salento o in Italia, ma anche nel resto dell'Europa e del mondo. L'Europa di domani avrà bisogno di inventare nuovi equilibri tra Nord e Sud e tra Est ed Ovest e Casole potrebbe diventare un luogo di comprensione o di incontro, come lo era prima della sua distruzione nel 1480. Seguite il consiglio dato da molti in questi interventi : leggete subito LO SCRIBA DI CASOLE di Raffaele Gorgoni !
Sempre più turisti sono attratti da terre ricche di storia e di cultura e sono sensibili alla necessità di uno sviluppo turistico sostenibile nelle regioni che visitano. Il Salento è una zona ideale per fare la promozione di bellezze ambientali e paesaggistiche, ma anche di un patrimonio storico e architettonico o musicale eccezionali. Questa via del turismo sostenibile permette poi agli abitanti di trarre vantaggi senza dover "vendere" la loro terra e offre in tutte le stagioni diverse possibilità di accoglienza e di attività.
Durante i miei diversi soggiorni, sono stata entusiasta dalle bellezze che scoprivo, ma anche a volta delusa, perché non è sempre facile trovare certi siti interessanti che, o sono inaccessibili (Casole per esempio), o segnalati male o poco conosciuti dagli abitanti.
È molto importante salvare Casole. È un tesoro che è già stato distrutto dalle fiamme, ora non bisogna ancora perdere la memoria del luogo. Non lasciate rovinare questo luogo emblematico della vostra regione, che è un tesoro per tutta la cultura europea e mediterranea.. È l'ora di andare nel futuro, senza dimenticare le impronte lasciate da chi è vissuto prima di noi in luoghi così eccezionali. È l'ora per voi Salentini di rivendicare la protezione di questo sito e il suo restauro. Si potrebbe proporre a tutti quelli che vogliono salvare Casole di "comprare" una pietra dell'abbazia e che il tutto sia poi tutelato da un'associazione di Salentini o amanti del Salento che avrebbe così l'opportunità di farne un luogo dedicato al Salento, alla sua cultura, alla conoscenza della sua storia e aperto al mondo di oggi, come un nuovo faro splendente sul Mediterraneo.

13/07/05 - Mariarosa Marcuccio
Sono salentina, ma vivo, ahimè, da svariati anni a Roma.
Aderisco completamente all'ottima iniziativa di SALVARE CASOLE.
Fa parte della nostra storia, della nostra tradizione culturale, chi ha il
sangue "salentino" che scorre nelle vene sa bene che vendere CASOLE sarebbe
come cancellare un pezzo fondamentale della nostra vita.
Invito tutti i salentini che ancora non l'avessero fatto a leggere L'ORA DI
TUTTI di Maria Corti e LO SCRIBA DI CASOLE di Raffaele Gorgoni. Leggendo
questi due splendidi romanzi si può raggiungere la completa comprensione di
ciò che significherebbe vendere CASOLE.
E' triste pensare che la voglia di "guadagno" possa arrivare a tanto!!!!
quindi SALVIAMO CASOLE! per tutti coloro che verranno dopo di noi!

11/07/05 - Sara
Il Salento non è solo mare
ha un'entroterra meraviglioso e ricchissimo di testimonianze di quello che siamo stati
fate in modo che tutto ciò non vada perso, io non sono salentina ma mi sentirei depredata da un'operazione del genere.
La memoria appartiene a tutti.

10/07/05 - Saulo Bianco
Con la presente desidero appoggiare qualsiasi iniziativa volta a salvaguardare un tassello fondamentale del patrimonio culturale e architettonico salentino.

20/06/05 - Fortunata Camilleri
No, non è ammissibile che il patrimonio archeologico italiano vada venduto/svenduto a gente straniera per un misero milione di euro.
Deve (dovrebbe!) intervenire lo Stato in questa faccenda (se solo avessimo un governo che proteggesse anzichè svendere l'eredità archeologica e monumentale della nostra Italia!) per imporne, coercitivamente, l'acquisto, preservarlo e considerarlo, patrimonio di tutti noi.

14/06/05 - Mario Gennari
La messa in vendita dell Abbazia di Casole mi sgomenta. Ma non mi sorprende. Ho visto in Salento numerose situazioni e progetti in netta contraddizione non solo con uno stato minimo di tutela del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, ma anche con le dichiarate intenzioni di sviluppo di un turismo culturale, che possa operare oltre la stagione balneare. L'Abbazia di Casole, e qualsiasi altro analogo sito, dovrebbero essere elementi di primaria importanza per dare senso concreto a quell' indirizzo di sviluppo turistico che, per ora, predica bene e poi basta. Si potrebbe anche (o forse prima di tutto) parlare del valore identitario che un sito del genere dovrebbe avere per la popolazione locale (ma non solo, quando si parla di crocevia culturali). Ma vedo che su questo piano molti sono troppo impegnati a correre dietro ai ragni mitici, e a inventare danze per la gioia dei turisti balneari.
Non mi preoccupa l'acquisto "straniero", mi rattrista che questo arrivi in sostituzione del senso civico e dell'orgoglio locale.
Mi associo all'appello per quanto mi sta a cuore la grande parte buona di questa terra.
Milano - redattore di Folk Bulletin

13/06/05 - Carlo Infante

Desidero esprimere la mia piena adesione.
Non ci sono parole!


6/06/05 - Carlo Guarini

Salve!
Ho ricevuto la sottostante mail riguardo la vendita dell'area di San Nicola di Casole. Vorrei aderire pienamente alla vostra lettera aperta quale Griko di Corigliano d'Otranto, Salentino, Membro del Coordinamento Associazioni della Grecia Salentina ed interesato alla cultura e tradizione grecosalentine e salentine.
Vi ringrazio per quello che fate in merito alla questione e vi saluto amichevolmente.
Me filika' chereti'mmata!

2/06/05
Vendere S. Nicola di Casole ? senza che ne sia
salvaguardato il valore storico ? Allora vendiamo
anche Cassino.

1/06/05 - Luisa Del Giudice

Una situazione inesplicabile dato che le varie amministrazioni salentine parlano (solo?) di salvaguardia del patrimonio artistico-culturale.
Luisa Del Giudice, Ph.D., Founder/Director

IOHI - Italian Oral History Institute
Los Angeles, CA 90024-1553

1/06/05 - Dr. Roberto Catalano, Los Angeles
Saluti a chi legge,
Salvare Casole e' un impegno morale, storico, e civile. Casole non e'
l'unico reperto storico da preservare in Italia, ma e' abbastanza notevole
da giustificare gli sforzi che si devono fare per mantenerlo in vita. E'
triste ammettere che cosi' spesso non riconosciamo piu' il nostro
paesaggio, e ci disamora vederlo cambiare, vederlo cadere. Il salvare parti
importanti della nostra storia e' un impegno d'amore per il Salento, per il
Sud e per l'Italia tutta. Mi auguro che non si faccia come gli americani che
costruiscono per poi distruggere con pari facilita' reperti della loro vita
passata cosi' che non possono trovare riscontro con la loro storia per
quanto breve e recente, ma pur sempre storia.
Sinceramente,
Dr. Roberto Catalano, Los Angeles


25/05/05-Mauro Cinefra

Sono un padovano amico del Salento mia moglie è pugliese mia nonna è pugliese i miei 3 figli sono pugliesi d'adozione estiva adoro la cultura il paesaggio il mare e i canti della Puglia ma in particolar modo del Salento, sto scrivendo un saggio su Casole, Otranto, Padova e i rapporti che vi intercorrono. Salviamo Casole.

6/05/05- Dott. Ing. Rosario BRAY
Mi unisco a coloro che vogliono impedire la vendita del sito archeologico nella speranza che gli Enti Locali possano trovare i finanziamenti per ristrutturare o per lo meno rendere visitabile un pezzo della nostra storia.

21/4/05 - Scuola Elementare Polo 4 Gallipoli
Siamo gli alunni di II-III-IV della Scuola Elementare via Torino del Polo 4 di Gallipoli, siamo venuti a conoscenza dalla nostra insengnante in Storia Locale Patrizia Chiriacò, che l'antica abazia di Casole, rischia di essere venduta a ricchi privati come le masserie del Salento, i nostri secolari alberi di ulivo strappati alla nostra terra e gli stessi muretti a secco che raccontano la storia sociale-economica di un Salento ricco di storia e cultura. In questo modo si rischia di compromettere il nostro patrimonioartistico e ambientale. Noi bambini stiamo muovendo i nostri primi passi verso la conoscenza-la tutela-la valorizzazione e la promozione del nostro territorio. La nostra cultura, la nostra identità non può essere in vendita ma tutelata da ogni forma di degrado.
Un grido di allarme deve essere lanciato da noi salentini che pur avendo un animo gentile e tollerante siamo anche combattivi quando qualcuno non rispetta un bene che è di tutti ed è la nostra più importante risorsa economica per il turismo.
Insegnante: Patrizia Chiriacò; alunni: Barba Martina, Oldebrandini Arianna, Perrone Cristiana, Butera Valentina, Greco Vanessa, Mele Marcello, Luigi Carrozza, Gino Carrozza.

1/4/05 - Giuseppe
Sono nato a Milano; vivo e lavoro in questa città, ma sono fiero e onorato
di essere completamente di origine salentina, sia nel sangue che nello spirito.
Sono convinto che il Salento conservi una magica atmosfera che attira a sè
molte persone, proprio perchè è un luogo di una particolare rilevanza artistica/culturale/gastronomica,
ma sono altrettanto convinto che dev'essere cura di tutti noi preservare
dall'ignoranza questi Tesori !!!
Non conosco Casole, ma sarà mia cura visitarla quanto prima e apprezzo molto
lo sforzo della redazione di QuiSalento nel cercare di mantenere vive le
nostre tradizioni...., ragazzi continuate cosi' !!!........siete la ns voce.........
Ho apprezzato tantissimo le varie escursioni organizzate per i parchi naturali
del ns territorio, ma oltre alle meraviglie fotografate non ho potuto non
notare quanto ci sia poca attenzione nel cercare, quantomeno di essere civili
per non sporcare con lavatrici, sacchi dell'immondizia e quant'altro le varie
bellezze naturali.
Vivendo in città, con le opportunità che può dare Milano, sia da un punto
di vista lavorativo che culturale, mi rendo conto che la gente del Salento
e della Puglia, in generale, non dovrebbero permettere di arrivare a situazioni
come quelle di Casole e penso che troppo spesso si arrivi a questo perchè
non ci si rende conto di quello che si ha.
Casole e il suo recupero rappresenta la dignità del popolo salentino nel
cercare di conservare la propria mervigliosa anima....
...e se posso permettermi credo che dovremmo cercare di NON guardare troppo
al falso mito delle città ricche di occasioni, ma piuttosto dovremmo cercare
di sviluppare la NOSTRA splendida realtà economica......con la valorizzazione
dei beni artistici, del vino e dell'olio con l' agricoltura e di tutte quelle
arti artigiane cosi' ben volute e ricercate, visto che di artigiani ormai
non ce ne sono quasi più.......SALVIAMO CASOLE e tutto cio' che ci rappresenta.
Ciao A TUTTI !!!

1/4/05 - Leo Maurizio - Saronno (VA)
Nell'agosto del 1984, io e la mia futura moglie(allora studentessa di storia dell'arte medievale), in vacanza a Otranto, mentre eravamo ricurvi sul pavimento della Cattedrale di Otranto, a interpretare le singole figure del grande mosaico, sentimmo qualcuno alle nostre spalle.
Era un anziano sacerdote che, visto il nostro interesse, ci disse:- Prima di continuare, dovete andare a Casole, dopo ci rivedremo e parleremo anche del mosaico-.
Nonostante allora Casole fosse già malridotta, sentimmo la grandezza del luogo e rimanemmo stupiti nel vedere il mare davanti a noi e la campagna salentina alle spalle con occhi assolutamente diversi.
Siamo tornati spesso e torniamo ancora ad Otranto ed, ogni volta, torniamo a Casole per rivivere quell'atmosfera unica.
Salvando Casole, salviamo anche un pezzo di noi stessi e della nostra memoria.
Aderisco all'iniziativa e ............non fermiamoci.

30/3/05 - tutte le classi dell'Istituto Comprensivo di Otranto, sotto la direzione del dirigente Elio Lia, stanno lavorando sui materiali pubblicati da quiSalento e su ricerche effettuate su internet; ecco alcuni deg
li interventi dei ragazzi

30/3/05 -Angela Beccarisi
Aderisco anch'io all'iniziativa lanciata da Quisalento. Al Monastero di Casole è riconosciuto un ruolo prestigioso nel panorama della produzione liturgico libraria dell'Italia Meridionale.E rappresenta un punto di svolta nella produzione di rotoli liturgici secondo la tradizione italo-greca. Il Parisinus Suppl. gr. 1232 (autografo di Nicola Nettario di Casole assegnato al XII sec., ma trascritto negli anni 1220-1225) testimonia questa inversione di rotta, vale a dire che dal XIII sec. in poi il Monastero si farà promotore dell'uso del codice in ambito liturgico, in luogo del tradizionale rotolo.(André Jacob)
Perchè un luogo di questa portata, che racchiude una storia di secoli, è stato messo in vendita come un oggetto qualsiasi..??
Passi che non sia per niente segnalato, passi che è scritto 'Proprietà privata', ma la 'svendita ' on line oltre che rabbia mette tristezza.

30/3/05 - Marco Perrone
Ciao sono Marco Perrone frequento il primo anno di scienze della comunicazione
a lecce e scrivo da Salice Salentino.
Leggendo la storia di questa abbazia non faccio altro che rammaricarmi
per due semplici ragioni:
1 qui nel Salento non riusciamo mai a dare il giusto valore al patrimonio
che ci circonda, si parla troppo poco delle splendide coste salentine, il
barocco leccese lo si conosce solo una volta che si studia la striminzita
paginetta di storia dell' arte a scuola e così dicendo;
2 l' altro motivo che trovo ancora più assurdo del precedente è lo stato
di totale degrado in cui versa l' edificio mostrato dalle foto pubblicate
sul sito.
per questo chiedo a chi di dovere e ai legittimi proprietari di fare qualcosa
per ristrutturare l' edificio e se i padroni non hanno i mezzi economici
per farlo lo vendano pure al miglior acquirente possibilmente italiano che
possa garantire a qualche organo di tutela delle risorse architettoniche
italiane quanto meno una ristrutturazione elementare dell' edificio.

30/3/05 - Gina Nocco e Lucia Spano
ci siamo collegate al sito www.pietreantiche.de <http://www.pietreantiche.de> ed abbiamo scoperto con nostra enorme sorpresa che si stanno vendendo il Salento... Come cittadine salentine chiediamo con forza alle istituzioni competenti (Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Otranto) di acquisire come bene usufruibile a tutta la comunità salentina, italiana e mondiale un monumento di così pregnante valore storico.


29/3/05 - Roberto Petracca
Sono un salentino di Nociglia, Terra d‚Otranto, trapiantato da vent’anni a Siena.
L‚estate scorsa, in vacanza a Salta Cesarea Terme, ho letto “L’ora di tutti”, lo splendido romanzo storico di Maria Corti e “Lo Scriba di Casole” di Raffaele Gorgoni. Tornai poi a Siena con un mix di rabbia e stupore. Avevo scoperto, leggendo casualmente un romanzo, da dove avevo ereditato una parte cospicua del mio patrimonio genetico-culturale. Quello che mi faceva rabbia e stupore era che l‚avessi scoperto per puro caso. Com’è possibile nascere a venti chilometri da Otranto e vivere in quella terra la propria infanzia e giovinezza, compresi gli anni del Liceo a Maglie, senza aver mai sentito nominare Casole? Quella Casole che qualsiasi altra società civile terrebbe come un fiore all’occhiello mentre otrantini e salentini l‚avevano evidentemente dimenticata?
Tornato a Nociglia per le vacanze di Natale le mie antenne erano oramai allertate: la prima cosa che notai in una libreria a Maglie fu “Bizantini in Terra d’Otranto, San Nicola di Casole” di Cesare Daquino. Libro splendido che raccontava storicamente e scientificamente la splendida storia di Casole. A quel punto non potei più trattenermi: salii in macchina per andare a visitare i ruderi di Casole.
Prima sorpresa: trovai il posto con qualche difficoltà. Non c'era in giro nessuno straccio di indicazione o segnaletica manco a pagarla oro. Per fortuna, in rete, avevo sentito parlare di un viale costeggiato da pini che conduceva a Casole. Arrivato nella zona del faro della Palascìa vidi il viale alberato. Al momento di imboccarlo ebbi la seconda sorpresa: “divieto di accesso, proprietà privata”. Cribbio! Com’è possibile che un patrimonio comune dei salentini, dei pugliesi, degli italiani, degli europei e di tutto il mondo intero fosse proprietà privata? Mi dissi: “vabbeh, entro comunque e se qualcuno mi ferma chiederò il permesso di visitare i ruderi”. Arrivato sul posto ho poi avuto il colpo di grazia: di Casole sembrava essere rimasta solo una masseria ed un ovile. A testimoniare il luogo dell’antico cenobio c’era rimasto in realtà soltanto un paio di fasci di colonne che sorgevano dalle ortiche ergendosi maestose ed ancora splendide verso il cielo.
Com’è stato possibile tutto ciò?
Com’è che i salentini hanno permesso che Casole scomparisse?E dopo averne permesso il degrado totale, con quale diritto piangono amare lacrime osannando solo ora la grandezza di Casole che fu “la prima Università europea” e che per l’apporto che diede alla cultura, all'umanesimo ed al pensiero occidentale è paragonabile a Cluny Chartres, Bec, San Gallo, Fulda e York?
Per favore! Smettiamola di prenderci in giro! Visto che le scorribande turche e saracene sembrano essere finite dobbiamo assolutamente farci carico della nostra atavica missione di bravi salentini e fare largo ai nuovi predators americani tedeschi, inglesi o americani che siano: loro sapranno come trattare Casole e come restituirla all’umanità.. I salentini hanno invece già dato ampia prova di esserne non solo incapaci ma anche indegni. I salentini hanno già fatto tutto quello che era di loro competenza ed oramai sono stremati dalla gran fatica dell’immobilismo.
L‚unico benefattore di Casole fu il Cardinale Bessarione: ebbe il colpo di genio di depredare Casole di centinaia di manoscritti prima che i turchi li mandassero al rogo. Quei codici in greco ed in latino sono oggi l‚unica testimonianza rimasta su Casole, testimonianza che è oggi al sicuro nelle biblioteche del mondo civile e progredito. Per quella predazione l‚umanità può ancora avere notizia di Casole, dei suoi virtuosi monaci basiliani e del Salento. Casole è il paradigma perfetto del Salento: esiste, ergo lo depredi. E se non lo depredi nessuno si accorge che esiste. Largo, dunque ai predators! Altrimenti noi salentini scompariremo dalla faccia e dalla memoria della terra!
Non aderisco alla vostra iniziativa ed invito piuttosto i salentini a vergognarsi per non aver saputo salvare il cenobio di San Nicola di Casole la cui chiesa era ancora in piedi alla fine del 1800. Già! Perché dopo il 1480 la chiesa fu ricostruita e tornò a funzionare. Ma poi....
Per conto mio, da bravo salentino, ho cominciato a vergognarmi non appena ho oltrepassato quell’assurdo divieto di accesso svettante all’imbocco del viale che porta al misero eppur fulgente rudere di Casole.

18/3/05 - La redazione de il Pittacino di Nardò

Basta aver letto il recente romanzo “lo scriba di Casole”
per capire quanto aderiamo all’adesione!
Con Stima e apprezzamento per l’iniziativa

14/3/05 -Francesca Ruggiero
sottoscrivo l'adesione a salviamo casole...sono una pugliese ormai da qualche
anno trasferita a roma..anche se il mio destino sarà lontano dalla terra
natia,non posso tollerare che ci tolgano tutto,dobbiamo lottare e difendere
ciò che ci appartiene da sempre....per chi come me è lontano,tutti i beni
della nostra terra son preziosi,rispecchiano la nostra identità originaria,far
venir meno anche uno solo di loro significherebbe privarci di parte di noi
stessi.un saluto mio conterranei.

14/3/05 - Giuseppe Maggio
I Turchi nel 1480 hanno distrutto il Monastero di San Nicola di Casole,
l'indifferenza del 2005 sta provando a farlo scomparire definitivamente!
Salviamo i resti dell'Abbazia di Casole.

14/3/05 - Ramona Ghezza
Salve,
sono una studentessa dell'Università di Modena in Progettazione e gestione
di attività culturali, sono una salentina fuori, ma dentro prima di ogni
cosa! Il mio sogno? Un Salento diverso.
Per diverso non intendo strutturalmente o paesaggisticamente, ho avuto modo
di viaggiare un po', di vivere altrove negli ultimi quattro anni e di confrontare
la nostra realtà con quella di altre città italiane come Venezia, Treviso,
Torino, Alessandria e ora Modena.
Molte cose potrebbero essere diverse, ma purtroppo, a noi, ai nostri genitori
e nonni prima, è mancato tanto... a partire dalla giusta sensibilità ed
educazione verso certi valori. Ed è per questo che oro ci ritroviamo ad
avere un futuro non del tutto sicuro, non come dovrebbe essere.
Come ho letto in una delle adesioni, il futuro si costruisce sulle solide
radici del passato e le nostre, culturalmente parlando potrebberlo essere,
ma la verità è che le generazioni prima di noi non ci hanno creduto abbastanza.
Io da ventitré e da, come già detto, salentina dentro, spero profondamente
che le cose cambino, e non in un futuro, ma nel presente, perchè è qui che
viviamo!

14/3/05 - Gli alunni della 2FP (I.M. Siciliani -Lecce)
Carta di Venezia del Restauro (1964)
Art.1 – La nozione di Monumento Storico comprende tanto la creazione architettonica isolata quanto l’ambiente urbano e paesistico che costituisca la testimonianza di una civiltà particolare, di un’evoluzione significativa o di un avvenimento storico.
Dichiarazione di Amsterdam (ottobre 1975)
– Oltre ad avere un inestimabile valore culturale, il patrimonio architettonico europeo conduce tutti gli europei a prendere coscienza di una comune storia e di destini. La sua conservazione è perciò di un’importanza vitale.
– Il patrimonio architettonico sopravviverà solo se sarà apprezzato dal pubblico e dalle nuove generazioni.
Noi alunni della 2 FP dell’Istituto Magistrale Siciliani di Lecce abbiamo, di intesa con le insegnanti, deciso di partecipare al forum “salviamo Casole” nella convinzione che un monumento (anche se di esso resta ben poco dal punto di vista strutturale) di tale importanza storica per la terra salentina e per quello che essa significava e significa come propagine dell’Europa protesa verso l’Oriente non possa essere non solo venduto ma tantomeno abbandonato all’incuria e ai danni del tempo.
Il nostro interesse è stato stimolato da un semplice disegno dei ruderi di San Nicola di Casole che alcuni di noi hanno eseguito e così, quasi per caso, abbiamo scoperto che quello che a noi al principio potevano sembrare solo “pietre” erano invece i resti di una storia così importante e significativa.

13/3/05- Sergio Schito
Il problema non è la vendita dell’abbazia di Casole (conosco di persona i proprietari del monumento e posso dirvi con certezza che non sono assolutamente intenzionati ad alienarlo, né ora né mai), ma la minaccia urbanistico-ambientale che pende su Otranto come una spada di Damocle.
Invero, occorre salvare la Città, ammesso che ciò sia ancora possibile, da decine di progetti che prevedono la realizzazione di strutture ricettive, in deroga al P.R.G., su zone di particolare pregio paesaggistico.
A titolo esemplificativo cito il progetto di centro-benessere che verrà realizzato nella valle delle memorie, a pochi passi dall’ipogeo di Torre Pinta (grancia del vicino monastero di Casole).
In tale contesto il degrado dell’abbazia di Casole rappresenta solo la punta di un iceberg ed è strano che se ne parli solo ora.

>11/3/2005 - Gabriele De Blasi

Adesione totale e incondizionata

>11/3/2005 - Luca Chrirlli
Salve redattori di QUISALENTO,
sono venuto a conoscenza della vendita dell'area archeologica di Casole e volentieri aderisco a questa lodevole iniziativa per impedire che ancora una volta si svenda il nostro passato e con esso il nostro futuro. Mi chiamo Luca Chirilli, sono di San Pietro Vernotico,ho 21 anni e sono uno studente di architettura; sono rimasto particolarmente colpito dalla vicenda per due ragioni:
1.amo profondamente il Salento con le sue tradizioni, la sua storia, la sua gente in quanto me ne sento parte integrante
2.come ho già detto sono uno studente di architettura e sento in prima persona il problema,infatti come "architetto in erba" una delle prime cose che ho appreso e fatta mia è la necessità di riscoprire il nostro patrimonio culturale per tutelarlo e riportarlo a nuova vita .Il fatto sconvolgente di tutto ciò è che come al solito le istituzioni predicano bene e razzolano male:come possono pretendere di inculcare,giustamente,la necessità di tutelare i nostri monumenti quando sono i primi che in questo campo latitano?
Non può esserci futuro per la nostra terra se non tuteliamo l'eredità lasciataci dai nostri avi perchè, come qualcuno più importante di me ha detto,"un popolo senza passato è un popolo senza futuro".Perchè dobbiamo aspettare che ci portino via quello che abbiamo, per renderci conto di quanto fosse importante?Un pò è quello che succede con l'acqua:fino a quando c'è non le si dà molta importanza,è scontato il fatto che noi dobbiamo averla e poi,nel momento in cui viene a mancare per un qualsiaisi motivo ci rendiamo conto di quanto INVECE sia importante. Questa vendita anche se corretta dal punto di vista legale è immorale sul piano morale in quanto non si dà la possibilità a noi italiani e salentini in particolare di renderci artefici del nostro futuro escudendoci a priori dalla possibilità di requisire il sito archeologico.
Ho scritto tutto ciò per dire che aderire è importante, la mia firma da sola non serve, insieme alle altre può aiutare a far aprire gli occhi a chi di dovere
Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di esprimere un mio modesto pensiero

>11/3/2005 - Massimo Vaglio
(Resp.le Prov.le Ass. Naz. Rangers d’Italia)
Egregio Direttore,
comprendo il suo grido di dolore, comprensibilmente scaturito dall’amore per il Salento, amore che peraltro condivido pienamente, cosa di cui, con la mia piccola storia personale, fatta di costante impegno per la sensibilizzazione e la salvaguardia di quanto resta del suo ambiente naturale e del suo paesaggio, credo di aver dato ampia dimostrazione. Dico questo, non per rinfacciare anni di spesso solitarie battaglie, tra l’insensibilità diffusa dei miei conterranei, ma per sgombrare il campo da possibili equivoci che potrebbero scaturire da questo mio intervento. Ebbene, per quanto mi riguarda, la notizia che i ruderi dell’Abbazia di San Nicola di Casole, siano stati posti in vendita, mi conforta e non poco, convinto come sono, che se le attuali, importanti, ma misere testimonianze si sono salvate, ciò e avvenuto per un fatto puramente fortuito, ovvero, per la tanto deprecata presenza del massaro, o meglio ancora dei suoi temuti cani. Le sue pietre patinate, infatti, invece che essere come oggi avviene beccate da una gallina avida di calcio, o visitate dalle capre, che bontà loro le preservano dai rovi, sarebbero, senz’altro, già da un pezzo finite come rivestimento di qualche caminetto, o sarebbero state annientate dai sempre più frequenti atti di gratuito vandalismo. Un’insensibilità dalle radici antiche, quella dei salentini, basti pensare a due altri importantissimi monumenti del Salento: il Centopietre di Patù e l’Abbazia di San Mauro, dei quali Cosimo De Giorgi, nei suoi Bozzetti di Viaggio ed. 1899, lamentava l’uso improprio e l’abbandono nel quale già allora versavano, implorando una maggiore sensibilità. Ebbene, il “Centopietre” sino a pochissimi anni addietro era adibito agli stessi usi impropri denunciati dal povero De Giorgi, San Mauro invece, dopo essere stato completamente svestito dei suoi mirabili affreschi (asportati già da qualche decennio con la tecnica dello strappo), si è potuto consolidare in articulo mortis solo qualche mese addietro e dopo mille peripezie. Per non parlare, sempre restando ad Otranto, dell’importantissimo ipogeo basiliano di Torre Pinta assurdamente spianato dalle ruspe. Mentre scrivo, le intemperie, i caprifichi, i vandali, e soprattutto l’indifferenza degli uomini attentano a quel poco che resta del nostro patrimonio, parlo di centinaia di masserie fortificate (con una ventina di torri crollate o gravemente compromesse, nell’ultimo decennio, nel solo territorio di Nardò), di torri columbarie (ce n’è una proprio all’uscita di Maglie sulla via di Otranto che ha i giorni contati, completamente lesionata com’è da un enorme fico che vi è cresciuto all’interno, tanto per cambiare, nell’indifferenza di tutti), neviere (una delle ultime è stata distrutta a Nardò in località tagliate qualche giorno addietro), apiari (uno è stato recentemente sventrato presso la masseria “La Lucia” di Nardò), chiesette bizantine (basti pensare allo stato in cui versano quelle in agro di Gallipoli), menhir (circondati di rifiuti e spesso inglobati in squallide zone industriali). L’elenco potrebbe continuare, con interi centri storici ridotti ai minimi termini, come quello di Nardò che nonostante i pregevoli palazzi storici, le chiese e le tante emergenze architettoniche di grande valore, versa in un degrado indicibile. Non passa giorno, inoltre, che in provincia non vengano rilevati gravi episodi di abusivismo edilizio, e c’è un esercito di sindaci pronti, per un pugno di ipotetiche royalties, ad annientare l’identità paesaggistica di tutto il Salento, con torri eoliche di centoventi metri, che di qui a poco, diventerà un ricettacolo di ecomostri. Poi tutto è lasciato all’improvvisazione, nessuno, tanto meno gli ordini professionali di geometri, ingegneri e architetti si sono preoccupati di studiare un’architettura per il Salento, ed è comune vedere in riva al nostro mare delle grandi ville stile baita, dovrebbero dare l’impressione di un trullo in Val d’Aosta (che certamente non vedremo mai), ma ormai siamo talmente assuefatti che ci pare perfettamente normale. Con tali premesse, come si fa a temere l’invasione dei tedeschi, o di alcun altro, credo, abbiano dimostrato di tenere alle nostre radici, più i forestieri che i salentini stessi, se non ci fosse stato un tedesco di nome Gerard Rohlfs, probabilmente non avremmo mai avuto un dizionario dei dialetti salentini, come, se non ci fosse stato un veneto di nome Mauro Cassoni probabilmente non ci sarebbe mai stato un dizionario di Griko. Quella che nel Salento è mancata, è stata, qui più che altrove, la funzione sociale della ricchezza, tanto sbandierata dai padri costituenti, chi ne aveva la possibilità non ha mosso un dito per salvare le sue proprietà dalla distruzione, come la mosca che annega nel bicchiere del vino, ma fa vomitare chi lo beve. Con l’ufaneria che gli è propria, molti salentini hanno preferito vedere cadere a pezzi le loro proprietà, anzi che alienarle o affittarle. Con i contributi del famoso “piano verde”, distribuiti a larghe mani negli anni “60 e “70 per ristrutturare le masserie, molti di questi signori si sono costruito le ville a Santa Caterina, destinando alle masserie, si e no quattro pennellate di calce, sepolcri imbiancati, in cui i mezzadri sarebbero dovuti continuare a vivere senza servizi igienici, e, infatti, di lì a poco le avrebbero giustamente abbandonate, condannandone molte ad ingloriosa fine. L’acquisto di uno di questi ruderi, è secondo me un grande atto d’amore, e poi per Casole, che come la storia ci insegna è stato un crogiuolo di culture, non sarebbe certo un trauma riascoltare voci straniere, che forse, poi, tanto straniere non sono. Se si pensa a quante culture, ci hanno nei secoli attraversato, e delle quali siamo anche un po’ figli, dagli Illiri agli Angioini, passando per Greci, Bizantini, Svevi e Normanni, mezzo mondo qui si può sentire a casa propria. Penso, che per noi sarebbe ridicolo e anacronistico chiudersi in un improbabile xenofobia. Quasi tutti i media salentini, propongono un’immagine spesso edulcorata del Salento, direi, permettetemi questo neologismo, un’immagine usum turisti, non so, quanto questa sorta di compiacenza possa portarci di utile, nascondere ad oltranza vizi endemici, è come nascondere costantemente la polvere sotto il tappeto, prima o poi dovremo darne conto. Il turismo, dopo averci ubriacati e illusi per qualche stagione, comincia a dare più che significativi segnali di recessione (...Oh, fortuna volubile e leggiera! appena vidi il sol che ne fui privo; e a cominciar del dì giunse la sera.) ci eravamo quasi convinti di quanto fossimo bravi e di quanto fossimo belli, che siamo stati riportati alla dura realtà. Chiudo, parafrasando un grande, che disse: quello che temo non sono le grida dei violenti, ma il silenzio delle brave persone. Per salvare il Salento, occorre tanto per incominciare, che tante brave persone si scrollino di sopra l’atavica indifferenza e inizino a far sentire forte la propria voce.

>11/3/2005 -Salvatore Bello

aderisco all'appello di quiSalento x la salvaguardia dell'Abbazia di Casole per non dimenticarci mai della nostra storia e della nostra cultura.


>10/3/2005
-Salvatore Rizzello
(Università di Torino)
Aderisco all'appello lanciato con la lettera aperta "Salviamo Casole".
Vi prego di tenermi informato su ulteriori iniziative che puntino
alla salvaguardia e al recupero di questi nostri tesori.

>10/3/2005-Carlo Zappia (Università di Siena)
Carissimi,
frequento con continuità il Salento da anni e voglio confortarvi nella
vostra lotta per mantenerlo uno dei pochi luoghi del nostro paese che
riescono ancora a far convivere storia, cultura popolare e quotidiana
modernità, senza esagerazioni ma anche senza cedimenti.
Cordialmente, Carlo Zappia (Università di Siena)


>10/3/2005
- Mariangela Zappia
Aderisco all'appello di cui alla lettera aperta "Salviamo Casole"
Mariangela Zappia Caillaux
Bruxelles – Belgium


>10/3/2005

adesione all'iniziativa: salviamo casole
anna roberta baldari
teresa zacheo
anna zacheo
attilio baldari
luigi baldari
ljiudmila dular

>9/3/2005- Italia Nostra (sezione Salento Ovest Nardò)
Salvare Casole per non tradire la memoria della nostra terra.
Salvare Casole, sottrarre al degrado quello che resta dell’antico monastero, vuol dire dare forza e senso e speranza a quel grande progetto di fare del Salento la Porta d’Oriente che in questi anni, soprattutto la solidarietà della nostra gente ha costruito, lanciando un messaggio di pace a tutto il mondo.
L’appello di QuiSalento è importante perché fa uscire dal buio della dimenticanza una pagina importante della nostra storia passata che è necessario recuperare in una prospettiva di valorizzazione del nostro patrimonio di storia, di cultura, di tradizioni. Scrive Gregorovius che Casole era tra le più antiche biblioteche d'Occidente, forse la più antica, precedente addirittura il Cenobio Vivariense di Cassiodoro se, dando credito ad una tradizione piuttosto ricorrente, sembra che l'abbazia sia nata molti secoli prima la venuta dei Normanni, addirittura nel V secolo.
Eppure questo grande passato ha rischiato di finire travolto dai meccanismi del mercato che tutto travolgono e riciclano nel nome del consumo e del loisir. E’ necessario che chi deve intervenga apponendo i dovuti vincoli e facendo valere le necessarie tutele. Ma soprattutto approntando e rendendo disponibili quelle risorse che, in un progetto integrato di recupero e sviluppo, permettano di mantenere vivi i segni dell’identità di un popolo e di un territorio quali quelli di Casole che segnano in maniera indelebile il percorso della nostra umanità.
Italia Nostra
Sezione Salento Ovest Nardò


>9/3/2005
- Giuseppe Conoci
(Anima Mundi- Otranto)
Che dire? Leggendo quanto riportate sul vostro giornale, rimango un po' allibito, la cosa mi sembra cosi' assurda, di una assurdità quasi comica, oltre che rattristante ovviamente. Mi sembra assurdo che vi sia un proprietario rispetto a quel luogo, mi sembra assurdo che gli enti
pubblici non siano mai intervenuti in tutela di quella realta', mi sembra assurdo che quel luogo possa essere messo in vendita cosi' come un luogo qualunque. Allo stesso tempo pero' rifletto su questo: quale il senso oggi di un posto simile? è giusto che un luogo del genere, che in passato è stato abitato da una vita ricca ed altamente evoluta, oggi versi in uno stato di totale abbandono? è giusto che sia proprietà privata o invece dovrebbe essere rigorosamente patrimonio della collettività? come mai le istituzioni pubbliche non si sono mai interessate a quel luogo? chi ha, oggi, il diritto di acquistare ed eventualmente di trasformare ed in quale modo quel posto? forse la regione, la provincia, il comune di Otranto potrebbero eventualmente essere loro gli acquirenti? E se invece l'acquirente potesse essere un miliardario sensibile alla storia di quel luogo, all'anima spezzata che giace li, nelle pietre e nei muri abbandonati? Forse un miliardario altruista e benefattore, che non metta in mezzo l'interesse personale, capace di prendersi veramente cura di quel pezzo di terra e di quel cumulo di pietre abbandonate e di far germogliare nuovamente li il seme di quell'antica saggezza, sarebbe anche più auspicabile rispetto alla possibilita' che continui a rimanere un luogo abbandonato e senza vita. Perchè dobbiamo pensare che i miliardari sono tutte persone senza anima che farebbero di un posto simile solo una villa lussuosa privata oppure un agriturismo prestigioso? non tutti lo sono. Facciamo appello a questi miliardari sensitivi cosi come facciamo appello alla pubblica istituzione. Tra di loro forse potrebbe esservene qualcuno dotato di saggezza che prenda a cuore l'anima e la storia di quel luogo e che abbia voglia di ristabilirla, creando magari una fondazione o una nuova universtita' della Pace o quant'altro possa esservi in grado di riferirsi, di ancorarsi a quello spirito antico di universalita', di incontro fra culture, di incontro fra terra e cielo e di aiutare tale spirito a risorgere, e a proseguire
portando a noi, uomini ciechi, quella saggezza perenne, quella ricchezza spirituale di cui tutti oggi abbiamo così profonda necessità, una vera fame. Chiunque esso sia, sia un ente pubblico o privato, la cosa essenziale è che abbiamo bisogno di qualcuno che nel rispetto si prenda cura di quel luogo, che un posto simile possa tornare a vivere, ad essere faro di un' altra e alta civiltà e a trasmetterci quella forte energia di vita spirituale come un tempo èstato. Perchè è di questo che abbiamo bisogno, ora più che mai, di una nuova cultura e saggezza per affrontare ed illuminare l'oscurita' che ci è dinanzi. Se c'è qualcosa che noi salentini possiamo fare, è di mobilitarci,
sorvegliare, informare, insistere, pregare, affinchè venga rispettata l'anima ferita di quel luogo, e di essa vi si possa prendere sensibilmente cura. Per favore, prendiamoci cura di questa Casa del Padre, e facciamo in modo che questa dimora possa tornare a vivere e ad ispirarci nuove visioni di
fratellanza e di Pace. Grazie, a voi di Qui Salento, per aver sollevato la questione ed informato
sulla sua storia.
Un caro saluto.
Giuseppe Conoci


>9/3/2005
- Rosy Paticchio (Cons.Beni Archeologici)
Conservazione e valorizzazione dei beni culturali... restano spesso solo belle parole e bei concetti da esprimere per arricchire le orazioni in conferenza, ma purtroppo attualmente ancora molto lontani dalla realtà globale della politica salentina! L'abbazia di Casole costituisce infatti solo uno dei tanti esempi di degrado in cui versano numerosi siti archeologici del Salento, e noi poveri mortali laureati per una giusta causa in beni culturali cosa mai potremmo fare?Sembra che basti "sapere" che questo patrimonio è da salvaguardare per avere la coscienza a posto ed essere in riga con le attuali direttive europee di una politica di tutela, che questa poi venga attuata o meno pare non abbia importanza!


>9/3/2005
- Giuseppe Cossa
Aderisco senz'altro alla Vs. campagna per salvare l'Abbazia di Casole.
Mi meraviglio, tuttavia, che qualcuno si meravigli. I maiali e l'ovile fanno da sfondo ai resti dell'Abbazia da 50 anni e più.
Lo stato di abbandono ed il degrado non sono di oggi. E di ciò non possono certo ritenersi responsabili - né i proprietari del terreno su cui sorgono i ruderi: gestiscono una masseria e non sono tenuti ad occuparsi della tutela dei beni culturali! - neppure le istituzioni o le autorità locali: è un dato di fatto che i nostri amministratori non brillino per lungimiranza e spirito di servizio, nell'interesse della collettività! Solo la mobilitazione, seppur tardiva, dei cittadini può modificare il futuro del Salento! Vedremo se la dichiarazione del Presidente Fitto sopravvivrà al 4 aprile.


>8/3/2005
-
Alfredo Prete (Presidente della Camera di Commercio di Lecce)
Un territorio che perde la sua memoria rischia di non riuscire a guardare con serenità e consapevolezza al futuro. Per questo credo che sull'Abbazia di Casole sia giusto e necessario fare una riflessione.
Confesso di non scandalizzarmi quando stranieri e settentrionali acquistano strutture come masserie abbandonate o palazzi che hanno anche una valenza storica oltre che un pregio architettonico; in qualche modo si contribuisce così alla salvaguardia di un patrimonio che resta comunque dell'intera comunità.
Probabilmente l'Abbazia di Casole merita un'attenzione di diverso tipo e questo mi porta ad aderire all'appello lanciato da quiSalento perché dalle istituzioni giungano segnali concreti di attenzione verso questo luogo che versa in condizioni di degrado.
Alfredo Prete

>8/3/2005 - Franco Surano(Segretario generale della Cisl di Lecce)
Lo stato di abbandono dell'Abbazia di Casole - un sito di importanza internazionale sotto l'aspetto scientifico, ma anche luogo della memoria dell'identità salentina - testimonia quanto lunga e difficile sia la strada da percorrere per un'affermazione della nostra terra in campo culturale e turistico. Sono convinto che per dare corpo a una crescita globale del Salento, un punto irrinunciabile sia proprio quello del recupero e della valorizzazione del nostro patrimonio storico. In questa ottica un tale processo crea occupazione e sviluppo veramente compatibile attraverso l'impiego di un ventaglio di figure professionali, ad iniziare da quelle intellettuali, troppo spesso costrette a emigrare per affermare il loro valore. Con questo spirito, aderisco all'appello di quiSalento e mi auguro che gli impegni manifestati dalla Regione, dalla Provincia e dal Comune di Otranto possano presto diventare realtà.
Franco Surano

>8/3/2005 -Raffaello Villani

Salve, sono Raffaello Villani, webMx de LuCute.net.
Ringrazio la Redazione di QuiSalento, attenta più che mai alla nostra terra.
Anch'io nel mio piccolo mi unisco alla campagna di solidarietà per salvare
l'abbazia di Casole. Cercherò di portare quante più testimonianze possibili
aiutato dal mio piccolo portale : www.lucute.net. Non possiamo svendere il
nostro passato, le nostre radici che, oggi più che mai, ci tengono uniti nel
riconoscersi nella nosta Salentinità.
Ringrazio ancora per la prontezza di informazione della Redazione.

>8/3/2005 -Elisa
Alla redazione di quisalento.
Salve a tutti,mi chiamo Elisa e sono una studentessa di 19anni.Fino a poco fa non ero a conoscenza della messa in vendita-o,è il caso di dire,SVENDITA- di Casole,ma ora mi sento in dovere di dire la mia,anche se,quasi certamente,potrebbe non servire a nulla....La prima ragione per cui mi sento 'coinvolta'-e ringrazio la persona grazie alla quale lo sono- è che sono molto legata come tutti i salentini alle mie origini e alla bellezza,alla storia,alla cultura della mia terra....questa sorta di messa in vendita di casole,o all'asta ,alla mercè del migliore offerente è un episodio che tradisce un amore più verso il denaro che verso il Salento,quindi non posso che trovarmi in accordo con la vostra lettera aperta.La seconda ragione è che,essendo anche una studentessa di architettura,mi rammarica molto sapere che un luogo così affascinante,contornato da un paesaggio ancor più suggestivo,sia sradicato dalle sue origini e dal suo contesto,per essere trasformato in qualsiasi altra cosa rispetto a ciò per cui venne costruito.Spero di apprendere presto che le votre richieste verranno accolte da chi di dovere.Un saluto, elisa.

>7/3/2005 -Giuseppina Zappia
Sottoscrivo la lettera aperta per salvare un patrimonio cosi' significativo non solo per la gente del Sud ma per la cultura e la civilta' dell'Europa.

>7/3/2005 - Elio Lia - Dirigente Scolastico
L'intero Istituto Comprensivo "Aldo Moro" di Otranto - Scuola dell'Infanzia, Primaria e Secondaria di 1° Grado -
aderisce alla campagna per salvare la memoria di San Nicola di Casole.
La nostra Scuola dedica molte ore (del monte ore annuale) al "curricolo locale" con particolare attenzione alla realtà territoriale.
In questo percorso di studio e ricerca, è sempre presente la storia, la tradizione, il mistero delle pietre di Casole che ancora sfidano il tempo (e l'incuria degli uomini) per ricordare, ai nostri ragazzi e ragazze, da dove veniamo.
Attraverso il sito dell'Istituto segnalerò il vostro link per invitare a firmare l'appello.
Grazie per la bella iniziativa.
Dichiaro la massima disponibilità delle nostre strutture per tenere incontri e manifestazioni di sensibilizzazione.
Elio Lia - Dirigente Scolastico

>7/3/2005 - Carmen Ragione
Sottoscrivo la lettera aperta: salvare l'area archeologica di Casole
significherebbe vincere un'importante battaglia contro l'indifferenza, madre di
tanti problemi del nostro Sud, dando un segnale forte di consapevolezza, di
coscienza e di orgoglio per la nostra storia e la ricchezza della nostra
cultura.
Carmen Ragione, pugliese "espatriata" per servire come funzionario dell'Unione
europea

>7/3/2005 - Maria Luisa Mastrogiovanni (direttore responsabile)
L'appello affinché non si venda Casole ha anche la firma del mensile "Il Tacco d'Italia".

>7/3/2005 -Arch.Maria Martano Lecce
Adesione alla lettera aperta "Salviamo Casole".

>5/3/2005 - Maria Zizzari
Aderisco con tutto il cuore al vostro appello.

>5/3/2005 -Mauro Aurigi - Siena (un amico della Puglia)

Ormai è diventata una lotta impari, come cercare di respingere un assalto di cavallette. Ovunque. Ma dobbiamo resistere, resistere, resistere. La nostra è la prima generazione che lascia alla successiva meno di quanto ha trovato. Ma le generazioni future è bene che sappiano che qualcuno ha cercato di resistere.
Devo però dire che questa iniziativa, come le altre per altri scempi, ha una possibilità di successo solo se trasferita sul piano politico. Perché con certa gente che pensa solo al potere ed ai soldi che dal potere derivano a nulla servono gli argomenti della ragione o della cultura o dei sentimenti. Bisogna mettere in piedi iniziative che facciano capire ai signori del potere che rischiano di perdere voti: solo questo li terrorizza.

>4/3/2005 -Antonio Maglio
Aderisco senza esitazione e con sbigottimento alla vostra campagna per salvare Casole.
Senza esitazione perche' Casole è' il Salento, con sbigottimento perche' i salentini hanno consentito che il monumento della loro memoria diventasse monumento al disinteresse e finisse nel catalogo di un'agenzia immobiliare. Restituire Casole al Salento significa riparare, sia pure tardivamente, a dimenticanze e disinteresse.
Mi auguro che i salentini di oggi e di domani siano degni di Casole piu' di quanto non lo siano stati i salentini di ieri.
Superfluo aggiungere che la vostra iniziativa e' altamente meritoria.
Con molta stima.
Antonio Maglio

>4/3/2005 - Luca Dell'Anna (socio di Casello 13)
Gentile redazione,
Vi comunico con piacere che l'Associazione Casello 13 - via Tenente Colaci, 145, 73043 Copertino (LE), presidente Angelo Grassi e l'Associazione "Fronte della Messapia" via Giulio Cesare Vanini, 4 73100 Lecce, presidente Pino Sansò
aderiscono alla vostra iniziativa "Salva Casole in Otranto" e si impegnano a raccogliere fondi al fine di contribuire fattivamente all'acquisto e al restauro dell'abbazia.
Cordiali saluti

>4/3/2005
- Dr Michael Cahn
Voglio solo dire che mi sembra che lo scandalo non è il
fatto che uno straniero (tedesco, inglese o americano)
potrebbe acquistare questo complesso storico salentino –
mi sembra piuttosto che il vero scandalo è il triste degrado
nel quale è caduto un sito archeologico così importante nelle
mani dei salentini. I maiali nella abbazia, perché?
Plurabelle Books (Dr Michael Cahn)

>4/03/2005 - Donato Nuzzaci

Lo leggo in me e nei segni che qualcosa sta cambiando, ma è un debole presagio che non dice come e quando.... Nel Salento e un po'‚ in tutta la Puglia il fenomeno della vendita (il più delle volte della svendita) del patrimonio naturale, culturale e artistico è in atto da tempo, ma negli ultimi anni è in forte e smisurato aumento. Il "come" gucciniano di tale smantellamento ce l'ha svelato QuiSalento con l'incredibile caso di Casole (abbazia che come Bisanzio è un simbolo insondabile, segreto e ambiguo come questa vita, un mito che non mi è consueto, un sogno che si fa incompleto, forse non è mai esistita). Adesso occorre capire quando le istituzioni si muoveranno con delle iniziative legislative che valorizzino e proteggano la nostra ricchezza salentina, cioè i beni culturali. Includendo in questi due vocaboli anche quei vivaci e prolifici "uomini e donne" legnosi e secolari con quella bella e folta chioma, oggi più che mai in serio pericolo: gli ulivi sempreverdi, sradicati per fare cassa e trascinati di peso fino al Nord, magari a fare bella mostra dirimpetto a un noto ospedale di Milano.Aderisco anch'io all'appello.

>3/3/2005 - Dichiarazione dell'onorevole Antonio Rotundo
"Condivido l'accorato appello lanciato da Roberto Guido sulle pagine di quiSalento, per salvare l'abbazia di Casole dal degrado e dal rischio di una sua possibile vendita ad acquirenti stranieri.
Presenterò una interrogazione parlamentare, perchè ritengo che San Nicola di Casole rappresenti per il Salento una memoria storica di altissimo valore, che non può assolutamente andare perduta.
Il famoso cenobio, risalente al 1099, rappresenta la prima università europea, per cui non solo dobbiamo fare di tutto perchè non finisca in mani straniere, ma soprattutto dobbiamo impedire che un ulteriore degrado di ciò che resta vanifichi qualsiasi possibilità di recupero.
Occorre mettere in campo uno sforzo coniugato tra le istituzioni pubbliche, Provincia e Regione in primo luogo, di concerto con il Comune di Otranto; ed occorre che anche il Governo centrale faccia la sua parte.
L'importanza simbolica del vecchio monastero deve interessare il Salento, ma anche la Puglia, in una logica internazionale che sia capace di richiamare i grandi temi della pace e del dialogo interreligioso.
Il Salento si è distinto in questi anni come "terra di dialogo e di pace", terra di accoglienza, malgrado in alcune regioni del mondo fossero in atto conflitti di natura diversa, e abbiamo sempre immaginato un Salento capace di inserirsi a pieno titolo nel dialogo tra Oriente e Occidente.
E' noto come in questi anni siano stati profusi dalla Provincia di Lecce in modo particolare sforzi notevoli per la salvaguardia dello straordinario patrimonio storico, artistico e culturale, d'intesa con le Diocesi salentine e con i Comuni.
Ora è necessario concentrarsi sull'abbazia di Casole, per trovare le risorse necessarie al suo acquisto, alla sua salvaguardia e, soprattutto, alla sua valorizzazione.
Bisogna fare in modo, insomma, che quel "faro di civiltà", che in passato è stato capace di rappresentare un vero e proprio ponte tra le civiltà greca e quella latina, non si spenga del tutto, ma rappresenti per questo terzo millennio il necessario riferimento per una maggiore comprensione tra Oriente ed Occidente. On. Antonio Rotundo

>3/3/2005 - CoolClub
Anche CoolClub aderisce all'appello di Quisalento.

>3/3/2005 - Chiara
Voglio aderire mandando questae-mail...
...mi unisco all'appello di Qui Salento

>3/3/2005 don Giuseppe Colavero
Come Agimi, aderiamo alla campagna di sensibilizzazione a favore di Casole da non vendere, se non è stato già venduto. In queste cose, se chi le fa le sa fare veramente, quando la notizia passa, la cosa è già fatta.
Speriamo di no. Ma l'alternativa quale sarebbe? Che rimanga così per altri 500 anni? Allora forse meglio i tedeschi, o gli inglesi o gli americani, che l'obblio e peggio la distruzione peggiore di quella operata dai Turchi.
Molti abbiamo sognato su Casole. Molti di noi sognano ancora oggi su Casole, ma chi poteva o chi può ancora che fa?
Speriamo che lo scandalo, vero o montato che sia, riesca a muoverci. In verità alcuni si erano già mossi ed erano anche andati da un certo notaio... Ma appartegono ai sognatori.
Il presidente di Agimi, don Giuseppe Colavero

>3/3/2005 - Maria Levi
Non so se negli altri stati europei è possibile vendere un monumento storico o uno scavo archeologico, io credo di no, ma in iItalia succede di tutto, è colpa dello stato che non fa le leggi adeguate? comunque svendere i monumenti dovrebbe essere vietato dalla legge, quindi cerchiamo di spingere anche l'Ente Provincia e la Regione a richiedere questi interventi e queste leggi e che siano fatti d'urgenza.
Propongo di inviare a Regione e Provincia, che in particolare ha la tutela del territorio, tutte le e-mail che oggi inviamo a questa redazione, che forse è l'unica che si sta occupando di Casole.
Complimenti per la valida iniziativa e speriamo di farcela!
Maria LEVI - Presidente pro loco Arnesano

>2/3/2005 - Pino Sparro
Otranto versa in un abbandono sempre più preoccupante....e l'attuale classe
dirigente otrantina non sembra per niente in grado di reggere l'eredità
ricevuta...
per quanto tempo si riuscirà a bloccare le costruzioni lungo la baia dei
turchi?
tra quanto tempo le acque "depurate" provenienti da uggiano invaderanno la
insenatura di badisco e le grotte dei cervi?
vedo costruzioni nascere ovunque....e orrende brutture devastano ormai il
centro...
ogni idea geniale (ultima, quella di capasa) è sotterrata dalla conduzione
burocratica e asfittica di una città stanca, sempre più avida unicamente di
folle disposte a spendere....
e il cuore se ne va....
sanno gli otrantini cosa è casole?
ecco la necessità della mobilitazione di tutti quelli che.....
ma non vi pare che anche questo sia un segno della vergognosa politica dei
beni culturali in italia?
avete letto gli articoli di settis su repubblica?
una piccolissima speranza, per casole: ma in quell'annuncio da voi reso
noto, non sta scritto che il proprietario non vuole vendere?
grazie comunque, da otrantino desolato...
pino sparro

>2/3/2005 - Massimo Melillo (giornalista- responsabile associazione della Stampa Provincia di Lecce)

>2/3/2005 - Giovanni
Mi chiamo giovanni lavoro per un azienda in ambito turistico. Sono rimasto colpito da quello che sta accadendo, non si può svendere il territorio, appoggio l'iniziativa e quante altre simili

>2/3/2005 - Istituto di Ricerca "Sodalitas Casolensis Restituta"
Preg.ma Redazione,
Si informa che giorni addietro si è costituito a Maglie in via Cesare
Battisti n°24, l'Istituto di Ricerca "Sodalitas Casolensis Restituta" -
Libera Accademia per la Promozione e lo Sviluppo del Sapere, delle Scienze,
delle Arti e dello Spirito - ONLUS, che per statuto si ispira alla missione
culturale posta in essere, in tempi meno bui di quelli odierni, dai monaci
basiliani del monastero di S. Nicola di Casole. Tale Istituto di Ricerca è
onorato di avere come Presidente Onorario Mons. Giuseppe Colavero,
già Presidente del Centro Culturale Albanese "Agimi" e del
Centro Giovanile Internazionale EUROGIOVANI, che seguendo lo spirito
di ospitalità proprio di Casole accoglie ogni anno le più svariate esperienze
culturali del bacino del Mediterraneo.
Il Consiglio Direttivo dell'Istituto, composto da: Dott. Antonio Rocco
Corvaglia - Presidente,Dott. Gianluca Versienti - Vice-presidente, Dott.
Romualdo Rossetti - Direttore Scientifico, Dott.ssa Adele Nutricato -
Segretario e Dott. Maurizio Miglietta - Tesoriere, aderisce in toto alla
vostra mirabile iniziativa di salvaguardia culturale, e si dispone con tutte
le sue energie e competenze a collaborare con quanti, come voi, vogliono
salvare la prima fucina del sapere dell'intero Occidente Cristiano. E' una
vergogna che pecore e capre bruchino indisturbate dove un tempo si
conservavano, si studiavano e si duplicavano le più importanti testimonianze
della nostra civiltà. Salvare Casole dai più differenti ed insani "appetiti"
sarà per noi motivo di impegno ineluttabile.

>2/3/2005 - Maurizio Calì
-Salviamo l'abbazia di Casole
Abbiamo appreso dalla stampa quotidiana la notizia della messa in
vendita dei resti dell'abbazia di Casole sul sito web Pietre antiche.
E' naturale il nostro sdegno, non tanto per la cosa in se (se la
proprietà è privata la vendita non può che essere libera) quanto per il
degrado accumulato sino ad oggi nel disinteresse totale delle
istituzioni preposte alla salvaguardia del patrimonio artistico e
culturale, situazione purtroppo molto diffusa in tutto il paese.
Per questo non possiamo che sostenere la battaglia avviata dal vostro
mensile e lo spirito con cui è condotta, perché solo a partire dalla
volontà dei cittadini e dalla loro azione comune, può nascere la
speranza che l'ennesimo scempio non si compia.
Per quanto ci compete, divulgheremo l'informazione mediante l'uso di
tutti gli strumenti in nostro possesso; già domattina sarà visibile un
lancio alla notizia nel nostro blog di informazione:
http://medievale.splinder.com
e a breve la notizia con l'invito a sottoscrivere la petizione di
"quiSalento" troverà spazio nel nostro sito:
http://www.italiamedievale.org
Salviamo Casole !!

>2/3/2005 - Valentina D'Amico
Salento, Salento e ancora Salento.
Si fa sempre un gran parlare del Salento: magnifica terra dai colori, odori e sapori inimitabili. Tanto da non poterne quasi più a volte...che verrebbe da dire basta! Ci sono tanti altri (bei) mondi oltre il limes leccese!
Specialmente quando si ha la sensazione che tutto rischia di ridursi in uno sterile slogan ad uso e consumo delle telecamere e di chi ha bisogno di comparirci.
Mentre intanto quegli stessi mettono in vendita pezzi di storia, frammenti di radici, tracce, memorie di un passato...linfa del futuro.

>2/3/2005 - Luigi A. Santoro (docente storia del teatro Università di Lecce)

>2/3/2005 - Andrea Mita

-Il Salento non è in vendita
Alcune delle pochissime risorse che ha la nostra terra sono la sua bellezza e la sua interminabile storia. Uno dei pochi settori che può dar lavoro ai giovani salentini è il turismo. Come potete mettere in vendita e di fatto privatizzare un luogo così pieno di cultura (che se rivalutato è indubbiamente fonte di attrazione) e poi sperare che i giovani del Salento restino a lavorare nella loro terra? Ripensateci, ne va del nostro futuro. Cordialmente Andrea Mita

>2/3/2005 - Piero Manni
Vendono Casole, dove coniugavano culture e civiltà i monaci sapienti di Bodini, dove inizia il tempo moderno, l'ora di tutti noi salentini.

C'è pure il progetto di un villaggio turistico sulle grotte di Porto Badisco: bene, perché non fare un'offerta unica e vendere anche il mosaico della cattedrale, la signora di Otranto?

Che pena, che vergogna, quale miope stupidità degli amministratori locali e regionali. Chissà la tristezza che ne proverebbe Maria Corti.
Piero Manni

>2/3/2005 - Gianni Cremonesini (pres. Gruppo speleologico Ndronico)

>2/3/2005 - Giusy Reale
-Per Casole
La vendita di Casole è una delle cose più stupide ed assurde che abbia sentito.
Una ricchezza di storia e cultura di una terra che tanto può offrire, se innanzitutto sa conservare e valorizzare.
Prima ancora, però, bisognerebbe conoscere!
Ai nostri amministratori un appello ad essere attenti e lungimiranti al pari o più degli interessi privati.
Giusy Reale

NB Spero si faccia una raccolta di firme!

>2/3/2005 - Antonio Errico
-Per favore non lo fate
Non si può mettere in vendita una memoria.
Non si può mettere in vendita una storia, un'origine, un'appartenenza.
A Càsole c'erano accademia e monaci sapientissimi, e codici che significavano il pensiero d'oriente e d'occidente e copisti che trascrivevavno le sillabe dell'immenso universo del sapere.
Càsole custodisce l'anima di un luogo. Perchè i luoghi hanno un'anima, un respiro:l'anima e il respiro dei padri e delle madri che un giorno abitarono quel luogo.
Non si può mettere in vendita l'anima e il respiro dei padri e delle madri.
Per favore, non lo fate.

 

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