BOTTEGHE


L'anima preziosa del ferro battuto

di Giuliana Coppola


Hai voglia di offrirgli la spalla, di aiutarlo a sopportare la fatica dei chiodi del mondo che lo compongono, perché meno si incurvi il corpo che si intravede appena; filo sottile di un corpo di Cristo che t’osserva nella bottega di ferro battuto del maestro Raffaele Toma, nella piazzetta Rosetta Palma n. 6 a Maglie.
Qui il maestro continua a creare da solo in un laboratorio-casa-museo tra l’odore del ferro e le migliaia di schegge modellate o da modellare, pezzo dopo pezzo, forgia, martello, pinza, incudine e ancora martello e carboni e braccia e mani forti a seguire la forma “che ho in testa, che non c’è bisogno di disegnare”, tanto lei, la forma, guida cuore, cervello e mani e vien fuori il Cristo di chiodi e la rosa rossa su gambo sottile e la civetta che chissà dove sarà ora posata e, tra l’altro, il volo di farfalle.
Così Raffaele Toma nella sua bottega, che un giorno, forse, era un mulino e ne rimangono i segni sulla pietra, racconterà anche a te la sua storia, se tu vai a trovarlo ed è facile non perdersi fra le vie del centro storico di Maglie. Basta giungere alla piazza del mercato coperto; piazzetta Rosetta Palma è lì, ad un passo da te e se vedi una cagnolina bianca, lei ti guiderà da maestro Raffaele, attenta a non perderlo mai di vista, mentre, per fartele osservare, il maestro se la carica sulle spalle le creature di ferro battuto e le sposta un po’ qui un po’ lì perché i giochi di luce si divertano a giocare con loro.
Da schegge e da giochi di luce è iniziata la storia di quest’altra bottega e di questo maestro del ferro, battuto piano perché non si faccia male mentre diventa foglia, fiore, rosa e corpo filiforme. A sette anni iniziò anche lui ad andare a maestro, Dante De Donno si chiamava ed era “il papà del ferro battuto”. Lo attirarono le luci e le schegge dei pezzetti di ferro, il rumore dell’incudine e del martello, il caldo dei carboni nella forgia. Si era nel 1938: un innamoramento e una passione che hanno attraversato la storia di decenni, che dura tuttora, forte come il legame al Salento, a Maglie, all’artigianato i cui problemi “vanno risolti nelle botteghe e non a tavolino”.
Lui, Raffaele Toma, le ha amate le botteghe, De Donno, De Carolis, D’Andrea: grandi nomi d’artisti che hanno lasciato il segno, rendendo prezioso il ferro. Per guadagnarsi un posto nella bottega scuola di D’Andrea a Lecce, lo accompagnò sua madre Concetta nel 1949; portò con se una tovaglia, lungo lavoro di ricamo a punto Maglie; una tovaglia per un posto da discepolo al figlio, perché imparasse bene l’arte su e giù con la littorina Maglie-Lecce, Lecce-Maglie; impressa la sua fatica, accanto a quella del maestro, in balaustre, balconi, monumenti leccesi.
Poi il treno, ma questa volta da emigrante, scelse di prenderlo anche lui. E a Milano creò bottega, seguendo passione e innamoramento, in via Ludovico il Moro dapprima, in via Ludovico Muratori, poi. Diciotto anni a confrontarsi con i grandi artisti del nord che lo vollero accanto a loro perché creasse cervi e stambecchi di grandezza naturale per abbellire le ville lombarde, ringhiere nell’istituto dei Salesiani, appliques e lampadari nelle sale convegni. La forgia, l’incudine, il martello, il tondino di ferro che si riscalda e si forma, colpo dopo colpo, e dentro intanto il desiderio di non essere più emigrante e di ritornare nella piazzetta, accanto al balcone da dove, adolescente, aveva osservato il maestro magliese Luigi De Carolis accarezzare il ferro.
Nella sua Maglie, Raffaele Toma è tornato per realizzare il desiderio di un artigiano reso ancor più prezioso dall’attenzione delle istituzioni, oltre che dall’amore dei maestri e degli uomini. Raffaele Toma da una vita lotta perché continui a vivere tradizione. Forse anche per questo ama un po’ più delle altre, fra le sue creature in ferro, la quercia vallonea, centinaia di foglie forgiate una ad una, su rami e tronchi forti, scultura leggera di trentadue chili di ferro posata su una base di legno che disegna il Salento. La sua parentesi di emigrante rimane scolpita nel ferro, in una scultura-simbolo donata alla casa del Comune di Maglie, la sua attività continua giorno dopo giorno, con l’entusiasmo di sempre e la voglia di dimostrare che la vita è un gioco di forme, un muoversi di figure umane che si rincorrono lungo un filo ininterrotto di ferro da modellare a tuo piacimento, a patto che tu sappia seguirlo mentre lo rende incandescente il fuoco.
Lezione d’arte oltre che di vita e, se dalla bottega di piazzetta Palma ti allontani portandoti dentro il grigio del ferro e i colori che Raffaele Toma decide d’un tratto di donare a fiori che ornano candelabri, tu riesci ormai ad intravederla dovunque la sua arte, perché dovunque nel Salento e nel mondo c’è una sua bottega, dell’innamoramento della forma. Ha deciso, a sue spese, di crearlo un angolo che accolga le opere sue e degli altri artisti e non solo del ferro battuto. Accanto alla sua bottega, un luogo per ospitare, per dare casa alle creature di tutti. I problemi dell’artigianato si superano nelle botteghe, appunto, iniziando dalla bottega del maestro Toma in piazzetta Palma, n.6.