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Rossi i carboni nella fornicella e quando la stecca esce
arroventata e si posa sul corpo dellangelo, hai voglia
che riprenda il volo, che allarghi le ali e se ne vada lontano
dalle mani delluomo, perché non faccia male
il fuoco del maestro cartapestaio a lui, angelo, creatura
divina. Poi taccorgi che la stecca passa leggera,
che modella, accarezza, forma e prende figura la piega e
si addolcisce il contorno. Non hai più paura, diventi
dun tratto parte di questo mondo di cartapesta che
giorno dopo giorno, piega dopo piega, statua dopo statua,
vive, da secoli, negli angoli della Lecce popolati di maestri,
dartisti, di artigiani, dartieri innamorati
di sacro e profano insieme, così infinito e così
salentino, questuniverso che profuma di paglia, di
terra, di filo di ferro, di spago e carta, la leggerezza
delle povere cose di sempre che diventa tesoro, grazie alla
fantasia, alla fede, alle mani degli uomini.
Ed ora che è Natale, il presepe del Bambino del 2001,
lo vorresti così, enorme, una accanto allaltra,
le creature che hai incontrato in un viaggio da bottega
a bottega, da storia a storia, da esperienza ad esperienza,
viaggio che ti è servito ad osservare le mani dei
creatori che ti hanno dato ascolto ma hanno continuato ad
accarezzare manichini di paglia, a montare testa, mani e
piedi, a fasciare con strati di carta imbevuti di colla
di farina, a vestire, focheggiare, levigare, dipingere e
fuori il sole che asciuga e riscalda, desiderio di sole
sempre, perché asciughi con forza anche la spalla
curva, triste dun Cristo che hai visto davanti alla
bottega di via Cerrate Casale, chè andrà sempre
in croce il Cristo, pur se rinasce il 25 dicembre.
E Natale e bisogna fare in fretta: lavorano gli artisti
leccesi: nel mondo che ha imparato a conoscerli e stimarli,
cè desiderio di pastori e angeli
e oggetti di carta pesta, di santi ed angeli e oggi
anche di girasoli...perché fanno festa i girasoli
di cartapesta, senza tempo anche loro, per rendere più
serena e più allegra la discesa dalle stelle del
Re del cielo.
Per il Re del cielo Antonio Malecore, il maestro per tutti
e per eccellenza, sta creando pastori, nella sua bottega
di Vico degli Alami.
Andranno, tra laltro, ad Assisi, un ritorno alle origini,
una storia che si ripete da quando Francesco, che forse
diventò santo anche per questo, volle istituire il
presepe vivente e fu festa a Greccio... ne sono passati
di secoli ma il bue e lasinello di cartapesta, ideati
e modellati da Antonio Malecore, accanto ai pupi , appaiono
vivi anche loro, in un angolo sulla sinistra, del presepe
che si può ammirare nella sua bottega; è a
sinistra la mangiatoia; sguardo buono dellasino e
del bue; un po distanti, per non disturbare, loro
che per primi lo riscaldarono il bambino più povero
del mondo. Intorno voli di angeli, bellissimi, nella più
pura tradizione dei Malecore che a questarte hanno
dedicato una vita, dal 1898 in poi, tra calchi, carte, terracotta,
tra lodore intenso particolarissimo, che ti rimane
addosso, della focheggiatura e della fornicella che continua
a bruciare.
Da vico degli Alami a via Cerrate Casale, fuori le mura,
ti indicano: Carmelo Gallucci, maestro che ha 72 anni e
sulle spalle sessanta anni di dedizione alla cartapesta,
ti mostra la sua natività che ha i colori
antichi, imparati da papà Cesare che per prima cosa
ai figli bambini insegnò il colore. Una carezza lunga
con le mani e con gli occhi e tu riesci ad immaginare Giuseppe
e Maria e il Bambino della bottega di via Cerrate Casale,
accanto ai pastori della bottega di vico degli Alami; vorresti
che questo Natale 2001 avesse la dolcezza delle mani di
cartapesta che sollevano i drappi e i veli e il lenzuolo
del Cristo, come avviene nella Deposizione che
papà Cesare Gallucci ha lasciato in eredità,
in un angolo della bottega ai suoi figli Carmelo ed Attilio;
ha tramandato loro tra laltro larte e le leggerezza
di mani di cartapesta; ed ora che Attilio non cè
più, ma ne rimane dovunque il ricordo, continua a
lavorare Carmelo, a creare, a restaurare; accanto a lui
Stella Ciardo, la discepola che impara col
cuore da sette anni, tanta pazienza, molta gavetta,
tanto silenzio ed estrema dedizione, ti racconta lei che
impara ancora, perché non si smette mai di imparare,
quando dalla cartapesta che non ha forma, bisogna , nella
libertà della bottega, dare vita alle forme.
Da via Cerrate Casale in via DAmelio: le forme nude,
pronte ad essere modellate, ti accolgono da Mario Di Donfrancesco,
tra statue da restaurare per lui che collabora con la sovrintendenza
e statue da modellare e di tempo ce nè così
poco. Ti vien da pensare che Francesco dAssisi e il
suo volto ascetico, uno dei tanti studiati da maestro Mario,
sarebbe a suo agio nel presepe ideale che le botteghe, una
dopo laltra, stanno costruendo dentro di te, che appartiene
a Lecce, al silenzio del centro storico e sono lontane le
voci del mondo. Cè silenzio nella bottega di
via DAmelio, dove lavorano accanto artisti di generazioni
diverse e dove le forme dei pastori che continuano ad essere
modellati si sovrappongono dun tratto alla sacralità
della statuaria, enorme, come quel corpo di Cristo. Ti dice
il maestro, continuando a lavorare che padre Pio e la sua
immagine ha superato , nelle richieste, lImmacolata
e la Madonna del Carmine. Ma ora è tempo di angeli
e pastori, mentre ti rimane dentro il volto ascetico di
Francesco. Il re Mago ti attende nella bottega di fronte
a Santa Croce, I Messapi in via Umberto I, dove
operano i fratelli Beniamino e Costantino Piemontese che
regalano ai re Maghi e alle figure di cartapesta i colori
della pietra di santa Croce quando la infiamma il sole o
quando appare naturalissima, quasi nuda nel crepuscolo e
nellombra della sera. Ubbidisce la cartapesta alle
mani di questi artieri che hanno scelto (è
una scelta dedicarsi a questarte) di seguire lesempio
dei grandi artigiani, degli artisti
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di ogni campo che fecero sognare a giovani innamorati
della loro terra forte e povera di indossare il camice dellartiere
e di imboccare questa nostra strada per non tradirla mai.
Beniamino ti racconta lavventura iniziata con la prima
mostra del 1974, continua lavventura artistica anche
se non è facile; difficile infatti è far comprendere
a tutti che chi fa cartapesta, lo fa soltanto per
difendere lantica arte leccese che modella la vita
e porta in giro per il mondo la terra salentina impressa
sui volti delle creature che escono dalla bottega de I
Messapi.
E tu continui ad andare; ti è propizio il cammino
perché lo fai, dun tratto, quando meno te lo
aspetti, tra un volo di angeli: ti viene incontro in via
dei Mocenigo, lì dove espone Giuseppe De Tommasi;
langelo che ha la leggerezza dun soffio di vento
come i suoi fratelli, tanti, che empiono la parete del suo
laboratorio ma ormai sono volati nel mondo; il maestro ha
studi classici sulle spalle; il rigore della plasticità
lo scorgi nelle pieghe della carta modellata ma le
sue pennellate sono morbide, raccontano a volte dolcemente,
a volte con vigore le terre arse, la case bianche, i mari
azzurri del Salento che appartiene anche a lui. E
allora vorresti che i rugosi marinai, i contadini dai volti
intagliati, le fanciulle e le vecchine bruciate dalla fatica
partecipassero anche loro alla festa della grande famiglia
del presepe leccese del 2001, tra passato e presente, accanto
ai pastori stanchi, ma forse solo un po intimiditi
dal miracolo di una stella cometa; li sanno creare questi
pastori le mani di Santino Merico che ha bottega in via
Maremonti e difende a spada tratta la tradizione, e sogna,
concretamente, di riuscire, insieme con tutti gli artisti
leccesi della cartapesta a conservare, tutelare e
promuovere lartigianato darte di una tradizione
antichissima, qual è la leccese e la salentina, che
diventa cultura sociale, popolare, gloriosa, preziosa.
E poi le bambole perché dovrebbero mancare le bambole
in un presepe? Le intravedi per un attimo, un po perse
tra pastori e pastorelle, ma non puoi fare a meno di fermarti
ad osservarle, perché ci sono anche loro accanto
a lu lauriceddhu, che cè anche
lui, lo spiritello allegro ed ironico nella bottega di Eugenio
Galli in piazzetta Castromediano. Ti accoglie, primo fra
tutti, Giorgio, il cane; difende il mondo particolarissimo
di questa bottega nella quale crea da ventanni Eugenio
e accanto a lui Maria Antonietta, Rita, Laura e Marco; volti
di bimbi e di anziani, i fiori, le pupe, le maschere e gli
angeli e dun tratto un nido di cicogne... non sono
loro, le cicogne, a portare i bambini nel mondo? Tutto può
succedere a Natale, anche che sorridano i girasoli, che
sboccino luminosi in piazzetta Riccardi; non puoi non fermarti
perché ti attirano i girasoli, a far festa anche
qui, al volo di angeli, alla fatica dei pastori, alla natività.
Dovunque i quadri di Carmen Rampino, giovane artigiana che
riempie di colore il suo angolo leccese.
Davanti alla grotta, i suoi fiori, di cartapesta naturalmente,
per accogliere anche i pastori, le pastorelle, i Maghi di
Claudio Riso che scorgi nel suo laboratorio in corso Vittorio
Emanuele e non puoi non notarlo perché è seduto
lì, in ogni ora del giorno e della sera, al suo tavolo
di lavoro che scorgi in fondo... sospese in alto le sue
creazioni, e lui in fondo a lavorare... impressione strana,
perché ti accolgono prima le creature e per trovare
Claudio, il maestro, devi scenderle le scale che ti conducono
nella sua cantina bottega. Crea Claudio, oltre al resto,
i vestiti della natività, e suo fratello Giuseppe
i vestiti dei pastori e suo fratello Sandro colora; insieme
per dar vita a statue e figure, a levigare la carta con
i ferri roventi per fornire il colore naturale che è
il segno distintivo dellopera di Claudio Riso e dellatmosfera
che si respira nella sua bottega... il fascino di una scoperta
antica ti porta da un angolo allaltro...
Sino in piazza Duomo dove taccolgono Marco Epicochi
e la dolce Anna Grazia. Marco è giovane ma carezza
e modella, colora e rifinisce ogni creazione con una dedizione
che rivela un amore lontano. Di lui hanno scritto che larte
gli scorre nelle vene, si schermisce ma racconta con emozione
di quandera bambino e rubava il mestiere ai nonni
e agli zii quando savvicinava la fatidica data della
Fera di Santa Lucia, dove esporre i pezzi migliori. È
la tradizione che si rinnova nella splendida Lecce che qui
rivela la sua magia.
I volti dei bimbi della bottega di Paola Malecore sono teneri
come i volti degli angeli di Ugo Malecore; unica tra i nipoti,
ha deciso di dedicare ancora la sua passione a schegge darte,
duna levità leggera che attraversa le sue creazioni...
dovunque ancora gli angeli che, in questo viaggio iniziato
da vico degli Alami fa sosta in piazza Duomo, mentre si
è fatto buio e rimane davvero così poco tempo
per continuare a dar vita al presepe che oggi - ed è
Natale - lo accoglie davvero il Bimbo o i tanti Bimbi che
hai incontrato dovunque, riscaldati, come tutti i bambini
del mondo, dallo sguardo di un padre e di una madre. Niente
è più salentino di un Gesù nato da
mani di cartapestai e terracottai salentini perché
nasce povero da materiali poveri ma lo rende forte il sole
che deve asciugarlo perché duri in eterno... hai
imparato anche questo nel silenzio religioso delle botteghe
leccesi.
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