BOTTEGHE

La città dei pupi fa festa a Natale
di Giuliana Coppola

Rossi i carboni nella fornicella e quando la stecca esce arroventata e si posa sul corpo dell’angelo, hai voglia che riprenda il volo, che allarghi le ali e se ne vada lontano dalle mani dell’uomo, perché non faccia male il fuoco del maestro cartapestaio a lui, angelo, creatura divina. Poi t’accorgi che la stecca passa leggera, che modella, accarezza, forma e prende figura la piega e si addolcisce il contorno. Non hai più paura, diventi d’un tratto parte di questo mondo di cartapesta che giorno dopo giorno, piega dopo piega, statua dopo statua, vive, da secoli, negli angoli della Lecce popolati di maestri, d’artisti, di artigiani, d’artieri innamorati di sacro e profano insieme, così infinito e così salentino, quest’universo che profuma di paglia, di terra, di filo di ferro, di spago e carta, la leggerezza delle povere cose di sempre che diventa tesoro, grazie alla fantasia, alla fede, alle mani degli uomini.
Ed ora che è Natale, il presepe del Bambino del 2001, lo vorresti così, enorme, una accanto all’altra, le creature che hai incontrato in un viaggio da bottega a bottega, da storia a storia, da esperienza ad esperienza, viaggio che ti è servito ad osservare le mani dei creatori che ti hanno dato ascolto ma hanno continuato ad accarezzare manichini di paglia, a montare testa, mani e piedi, a fasciare con strati di carta imbevuti di colla di farina, a vestire, focheggiare, levigare, dipingere e fuori il sole che asciuga e riscalda, desiderio di sole sempre, perché asciughi con forza anche la spalla curva, triste d’un Cristo che hai visto davanti alla bottega di via Cerrate Casale, chè andrà sempre in croce il Cristo, pur se rinasce il 25 dicembre.
E’ Natale e bisogna fare in fretta: lavorano gli artisti leccesi: nel mondo che ha imparato a conoscerli e stimarli, c’è desiderio di “pastori” e “angeli” e “oggetti di carta pesta, di santi ed angeli e oggi anche di girasoli...perché fanno festa i girasoli di cartapesta, senza tempo anche loro, per rendere più serena e più allegra la discesa dalle stelle del Re del cielo.
Per il Re del cielo Antonio Malecore, il maestro per tutti e per eccellenza, sta creando pastori, nella sua bottega di Vico degli Alami.
Andranno, tra l’altro, ad Assisi, un ritorno alle origini, una storia che si ripete da quando Francesco, che forse diventò santo anche per questo, volle istituire il presepe vivente e fu festa a Greccio... ne sono passati di secoli ma il bue e l’asinello di cartapesta, ideati e modellati da Antonio Malecore, accanto ai pupi , appaiono vivi anche loro, in un angolo sulla sinistra, del presepe che si può ammirare nella sua bottega; è a sinistra la mangiatoia; sguardo buono dell’asino e del bue; un po’ distanti, per non disturbare, loro che per primi lo riscaldarono il bambino più povero del mondo. Intorno voli di angeli, bellissimi, nella più pura tradizione dei Malecore che a quest’arte hanno dedicato una vita, dal 1898 in poi, tra calchi, carte, terracotta, tra l’odore intenso particolarissimo, che ti rimane addosso, della focheggiatura e della fornicella che continua a bruciare.
Da vico degli Alami a via Cerrate Casale, fuori le mura, ti indicano: Carmelo Gallucci, maestro che ha 72 anni e sulle spalle sessanta anni di dedizione alla cartapesta, ti mostra la “sua” natività che ha i colori antichi, imparati da papà Cesare che per prima cosa ai figli bambini insegnò il colore. Una carezza lunga con le mani e con gli occhi e tu riesci ad immaginare Giuseppe e Maria e il Bambino della bottega di via Cerrate Casale, accanto ai pastori della bottega di vico degli Alami; vorresti che questo Natale 2001 avesse la dolcezza delle mani di cartapesta che sollevano i drappi e i veli e il lenzuolo del Cristo, come avviene nella “Deposizione” che papà Cesare Gallucci ha lasciato in eredità, in un angolo della bottega ai suoi figli Carmelo ed Attilio; ha tramandato loro tra l’altro l’arte e le leggerezza di mani di cartapesta; ed ora che Attilio non c’è più, ma ne rimane dovunque il ricordo, continua a lavorare Carmelo, a creare, a restaurare; accanto a lui Stella Ciardo, la “discepola” che impara “col cuore” da sette anni, tanta pazienza, molta gavetta, tanto silenzio ed estrema dedizione, ti racconta lei che impara ancora, perché non si smette mai di imparare, quando dalla cartapesta che non ha forma, bisogna , nella libertà della bottega, dare vita alle forme.
Da via Cerrate Casale in via D’Amelio: le forme nude, pronte ad essere modellate, ti accolgono da Mario Di Donfrancesco, tra statue da restaurare per lui che collabora con la sovrintendenza e statue da modellare e di tempo ce n’è così poco. Ti vien da pensare che Francesco d’Assisi e il suo volto ascetico, uno dei tanti studiati da maestro Mario, sarebbe a suo agio nel presepe ideale che le botteghe, una dopo l’altra, stanno costruendo dentro di te, che appartiene a Lecce, al silenzio del centro storico e sono lontane le voci del mondo. C’è silenzio nella bottega di via D’Amelio, dove lavorano accanto artisti di generazioni diverse e dove le forme dei pastori che continuano ad essere modellati si sovrappongono d’un tratto alla sacralità della statuaria, enorme, come quel corpo di Cristo. Ti dice il maestro, continuando a lavorare che padre Pio e la sua immagine ha superato , nelle richieste, l’Immacolata e la Madonna del Carmine. Ma ora è tempo di angeli e pastori, mentre ti rimane dentro il volto ascetico di Francesco. Il re Mago ti attende nella bottega di fronte a Santa Croce, “I Messapi” in via Umberto I, dove operano i fratelli Beniamino e Costantino Piemontese che regalano ai re Maghi e alle figure di cartapesta i colori della pietra di santa Croce quando la infiamma il sole o quando appare naturalissima, quasi nuda nel crepuscolo e nell’ombra della sera. Ubbidisce la cartapesta alle mani di questi “artieri” che hanno scelto (è una scelta dedicarsi a quest’arte) di seguire l’esempio dei grandi artigiani, degli artisti
di ogni campo “che fecero sognare a giovani innamorati della loro terra forte e povera di indossare il camice dell’artiere e di imboccare questa nostra strada per non tradirla mai”. Beniamino ti racconta l’avventura iniziata con la prima mostra del 1974, continua l’avventura artistica anche se non è facile; difficile infatti è far comprendere a tutti che “chi fa cartapesta, lo fa soltanto per difendere l’antica arte leccese che modella la vita e porta in giro per il mondo la terra salentina” impressa sui volti delle creature che escono dalla bottega de “I Messapi”.
E tu continui ad andare; ti è propizio il cammino perché lo fai, d’un tratto, quando meno te lo aspetti, tra un volo di angeli: ti viene incontro in via dei Mocenigo, lì dove espone Giuseppe De Tommasi; l’angelo che ha la leggerezza d’un soffio di vento come i suoi fratelli, tanti, che empiono la parete del suo laboratorio ma ormai sono volati nel mondo; il maestro ha studi classici sulle spalle; il rigore della plasticità lo scorgi nelle pieghe della carta modellata ma “le sue pennellate sono morbide, raccontano a volte dolcemente, a volte con vigore le terre arse, la case bianche, i mari azzurri del Salento” che appartiene anche a lui. E allora vorresti che i rugosi marinai, i contadini dai volti intagliati, le fanciulle e le vecchine bruciate dalla fatica partecipassero anche loro alla festa della grande famiglia del presepe leccese del 2001, tra passato e presente, accanto ai pastori stanchi, ma forse solo un po’ intimiditi dal miracolo di una stella cometa; li sanno creare questi pastori le mani di Santino Merico che ha bottega in via Maremonti e difende a spada tratta la tradizione, e sogna, concretamente, di riuscire, insieme con tutti gli artisti leccesi della cartapesta a “conservare, tutelare e promuovere l’artigianato d’arte di una tradizione antichissima, qual è la leccese e la salentina, che diventa cultura sociale, popolare, gloriosa, preziosa”.
E poi le bambole perché dovrebbero mancare le bambole in un presepe? Le intravedi per un attimo, un po’ perse tra pastori e pastorelle, ma non puoi fare a meno di fermarti ad osservarle, perché ci sono anche loro accanto a “lu lauriceddhu”, che c’è anche lui, lo spiritello allegro ed ironico nella bottega di Eugenio Galli in piazzetta Castromediano. Ti accoglie, primo fra tutti, Giorgio, il cane; difende il mondo particolarissimo di questa bottega nella quale crea da vent’anni Eugenio e accanto a lui Maria Antonietta, Rita, Laura e Marco; volti di bimbi e di anziani, i fiori, le pupe, le maschere e gli angeli e d’un tratto un nido di cicogne... non sono loro, le cicogne, a portare i bambini nel mondo? Tutto può succedere a Natale, anche che sorridano i girasoli, che sboccino luminosi in piazzetta Riccardi; non puoi non fermarti perché ti attirano i girasoli, a far festa anche qui, al volo di angeli, alla fatica dei pastori, alla natività. Dovunque i quadri di Carmen Rampino, giovane artigiana che riempie di colore il suo angolo leccese.
Davanti alla grotta, i suoi fiori, di cartapesta naturalmente, per accogliere anche i pastori, le pastorelle, i Maghi di Claudio Riso che scorgi nel suo laboratorio in corso Vittorio Emanuele e non puoi non notarlo perché è seduto lì, in ogni ora del giorno e della sera, al suo tavolo di lavoro che scorgi in fondo... sospese in alto le sue creazioni, e lui in fondo a lavorare... impressione strana, perché ti accolgono prima le creature e per trovare Claudio, il maestro, devi scenderle le scale che ti conducono nella sua cantina bottega. Crea Claudio, oltre al resto, i vestiti della natività, e suo fratello Giuseppe i vestiti dei pastori e suo fratello Sandro colora; insieme per dar vita a statue e figure, a levigare la carta con i ferri roventi per fornire il colore naturale che è il segno distintivo dell’opera di Claudio Riso e dell’atmosfera che si respira nella sua bottega... il fascino di una scoperta antica ti porta da un angolo all’altro...
Sino in piazza Duomo dove t’accolgono Marco Epicochi e la dolce Anna Grazia. Marco è giovane ma carezza e modella, colora e rifinisce ogni creazione con una dedizione che rivela un amore lontano. Di lui hanno scritto che l’arte gli scorre nelle vene, si schermisce ma racconta con emozione di quand’era bambino e rubava il mestiere ai nonni e agli zii quando s’avvicinava la fatidica data della Fera di Santa Lucia, dove esporre i pezzi migliori. È la tradizione che si rinnova nella splendida Lecce che qui rivela la sua magia.
I volti dei bimbi della bottega di Paola Malecore sono teneri come i volti degli angeli di Ugo Malecore; unica tra i nipoti, ha deciso di dedicare ancora la sua passione a schegge d’arte, d’una levità leggera che attraversa le sue creazioni... dovunque ancora gli angeli che, in questo viaggio iniziato da vico degli Alami fa sosta in piazza Duomo, mentre si è fatto buio e rimane davvero così poco tempo per continuare a dar vita al presepe che oggi - ed è Natale - lo accoglie davvero il Bimbo o i tanti Bimbi che hai incontrato dovunque, riscaldati, come tutti i bambini del mondo, dallo sguardo di un padre e di una madre. Niente è più salentino di un Gesù nato da mani di cartapestai e terracottai salentini perché nasce povero da materiali poveri ma lo rende forte il sole che deve asciugarlo perché duri in eterno... hai imparato anche questo nel silenzio religioso delle botteghe leccesi.