Da Pippinnocco, buon vino “alla tisa”
il pallone e la voglia di parlare

di Cinzia Dilauro

All'inizio era solo “Olio e Vino” ma con licenza di osteria. Così recitava il cartello fuori dalla porta del locale di Giuseppe Nocco. Ma furono gli anni, tanti, a far sì che il vino e i liquori si prendessero tutto lo spazio e questa bottega diventasse fornitissima “Enoteca Nocco. Vini-liquori” e si procurasse il nome spontaneo e tutto d'un fiato di “Pippinnocco”
È così che i leccesi lo conoscono perché qui, “alla tisa”, il sapore di un bicchiere di vino a 50 centesimi è migliore. C'è la chiacchiera che l'accompagna e quello scende giù che è una meraviglia se la compagnia è buona.
Pippi, lo trovi sempre là, all'angolo di piazzetta Pellegrino con via del Palazzo dei Conti di Lecce, quei conti che si dice fossero così potenti da far sì che la casupola di fronte arretrasse diventando concava e comoda curva per l'entrata delle loro carrozze. Il fondo di questa strada (ma nell'altra direzione) non si fa mancare neanche uno spicchio della più “teatrale” delle chiese leccesi, San Matteo.
Questa parte del centro storico si trova tra la via della movida leccese, via dei Perroni, e quella zona in cui la nuova borghesia della città ha cominciato a comprare e ristrutturare palazzi e grandi case con terrazzino a livello assicurandosi la bizzosa ombra lunga del barocco. Sono gli stessi portoni aperti solo per un giorno, a maggio, quando a turisti e leccesi viene concesso di varcarne la soglia e ammirare i retrostanti bellissimi giardini immaginando come può essere la vita di tutti i giorni sotto un soffitto affrescato di putti e ghirlande fiorite.
Aspetta da anni di essere riportato a nuova vita Palazzo Vernazza seminascosto da pannelli e impalcature, appesantito nell'anima da infinite vicende giudiziarie, che ne hanno sbiadito il ricordo del fasto di un tempo troppo lontano per i leccesi di oggi. Ma Pippi si ricorda bene com'era, bellissimo, e ci viveva molta gente di diverso tipo e anche un artista, forse un pittore.

Pippi, in che anno hai aperto la tua attività? Non ci sono esitazioni, il suo non è affatto un ricordo vago, e risponde pronto, sempre da dietro il suo storico bancone, con il tono di uno scolaretto interrogato in storia o di chi il suo pezzettino di posto nel mondo se l'è conquistato duramente “15 maggio 1954! Ma, fu solo nel '57 che rilevai l'attività”. In quel 1954 c'era solo lui nel centro storico abitato da persone semplici e signori importanti, poco dopo arrivò ad affacciarsi sulla piazzetta anche quello che sarebbe diventato un altro pezzo di storia leccese, Corona, “la ferramenta” per eccellenza.
“Forse”, dice Pippi, “ce l'avevo nel sangue questo mestiere perché ho cominciato a fare il garzone a dieci anni”... bisognava portare un po' di soldi a casa per una famiglia che arrivava dalla grika Martano con nove figli e un papà calzolaio. Anche se, tiene a precisare, “era rifinito e rivettatore, cioè di quelli che la scarpa, appunto, te la facevano di sana pianta, faticava a tirare avanti”.
A parlarci ci si perde tra le mille etichette colorate di vini e liquori: Marsala, liquorosi Martinez, gassosa, Elisir Trulli, anice, zibibbo, succhi di frutta Fabbri, Vecchia Romagna, Caffè Borghetti, China Martini e China Cinzano, liquore Strega, Rabarbaro Zucca, Biancosarti. Non fosse per i contenitori le mura di questo posto sarebbero liquide e si potrebbe misurare in “litri quadrati”, c'è la stanza con le pareti di whisky, rum e altri superalcolici, e ci sono quelle dove a fior di palato si potrebbe fare il giro di tutta Italia attraverso i vini delle sue regioni meticolosamente divise sugli scaffali.

Gli chiedi il perché di tanti anni della sua enoteca, di tanti amici che lo considerano un punto di riferimento, il luogo preciso dove darsi appuntamento, e lui risponde quasi sempre in terza persona: “Perché Pippi Nocco piace per il suo saper fare, per i suoi modi”.

Ed è vero: lui ha una parola per tutti, professionisti e gente semplice, allo stesso modo e senza distinzioni e non risparmia battute, motti, aneddoti e “culacchi”, conosce tutti e ogni leccese doc non può non conoscere questa bottega del bere bene nel cuore della città. “La reclame non mi è mai piaciuta e non l'ho fatta mai”, spiega, eppure ci sono turisti che cercano Pippi Nocco tra i budelli delle stradine del centro storico o lo vanno a trovare a colpo sicuro e poi, quando ne hanno apprezzato verve e simpatia, eccoti arrivare le cartoline: Chicago, Parigi, New York, Spagna, Grecia.. Lui le attacca con cura sulle porte del frigo alle sue spalle dove ci sono anche le foto dei ricordi più belli: quella ingiallita di Pippi ragazzo spensierato in quel 1954 sulla Vespa con i suoi amici o, più recenti, lo striscione “Lu Pippi Lecce presente” esposto sugli spalti dello stadio a Manchester per la finale di coppa del Milan del 2003 dove andò insieme al figlio e al nipote. Ecco, il figlio Fabio e il giovanissimo nipote Alessio, con lui ormai da tanto a lavorare, e ci si scopre rincuorati a pensare che altre due generazioni di Nocco hanno scelto di non abbassare mai la serranda della tradizione in questa strada. Adesso sono loro che si caricano i boccioni di vino sulle spalle e le scatole di bottiglie, sono cresciuti tra i vuoti e i pieni di queste mura e venuti su intelligenti e sagaci come Pippi al quale hanno lasciato il sacro compito della mescita, come se il vino, versato da lui, avesse un sapore tutto suo, diverso. “La clientela non è più quella di un tempo”, osserva Pippi, “quando prima venivano gli anziani c'era una atmosfera diversa, per non parlare dei tempi in cui i cantanti della lirica passavano da qui per l'aperitivo...”. Ma questo è sempre stato e, miracolosamente è ancora, uno dei pochi luoghi dove l'ultimo arrivato degli extracomunitari si trova gomito a gomito con l'architetto venuto a comprare una bottiglia di vino pregiato per una cena importante.
A modo suo, ha una premura per tutti e per fare approssimare chi non riesce tra la ressa ad avanzare verso il bancone per prendere il proprio bicchiere c'è la frase che è ormai entrata a pieno titolo nei modo di dire leccesi “jieni quai lu Pippi tou qua... sulla fascia” indicando un varco laterale per raggiungere il bicchiere appena riempito.
Eh sì, il calcio “è l'unico vizio di mio padre”, come spiega il figlio Fabio, “le pazzie le ha fatte solo per il Lecce”. Come quando in quella domenica dei pieni anni '70, in cui il Lecce era in serie C, si giocava il derby con il Taranto lo si aspettò invano a tavola per il compleanno della nonna mentre lui e il suo amico divoravano la strada in 500 verso il “Mazzola”.
Che pazienza quella Titina, la sua consorte di nozze d'oro, che all'anagrafe è Niceta come il santo protettore del paese da dove viene, Melendugno, e che ancora non si capacita del fatto che il suo arzillo marito non abbia anche a casa la stessa vitalità che ha dietro il suo bancone.
Quanti litri di bevande avrà versato Pippi in più di mezzo secolo dietro il suo bancone? Sono cambiate tante cose in tutti questi anni, gli avventori, la strada e la città stessa, ma a questo luogo è come se il tempo avesse riservato, solo, una carezza leggera, qui dove una bottiglia di stravecchio è sempre stata accanto alla cassa e quando chiedi per quale ragione, proprio quella, è come aver chiesto il perché del giorno e la notte: “È così, da sempre”.
Un capannello di avventori si forma sempre fuori dalla sua porta ma dentro è come se regnassero regole mai pronunciate che fanno aleggiare nell'aria il rispetto “sobrio” degli uomini di una volta quando i clienti dall'altra parte del bancone portavano il cappello in testa ma, alla fine, i discorsi sono sempre gli stessi, il calcio, il Lecce e questa città che ha sempre tanta sete... e voglia di parlare.