Suono di campanello alla porta
sul filo lieve della poesia

di Giuliana Coppola

Il suo nome era Mario Jimenez ed era postino del villaggio di Isla Negra, dove abitava un solo individuo che riceveva tanta corrispondenza… Neruda fu suo maestro di metafore e di poesia.
Il suo nome è Giovanni Fasano ed è portalettere della città di Lecce… Leopardi è suo maestro; ma è la vita a suggerirgli metafore e poesia.
Mario Jimenez chiese un giorno a Neruda “Lei crede che tutto il mondo, voglio dire tutto il mondo, con il vento, i mari, gli alberi, le montagne, il fuoco, gli animali, le case, i deserti, le piogge… lei crede che il mondo intero sia metafora di qualcosa?”.
Lo crede Giovanni Fasano ed oggi che hai visto diadema, rosso di papaveri ad infiammare le mura, - erano cari a Neruda i papaveri – oggi s’è chiuso cerchio di questa storia dolce come pagina di libro, quello che, racchiuso in una busta, un giorno hai trovato confuso tra un giornale e l’altro, tra lettere e depliant della posta d’ogni giorno; un foglietto all’interno “Almeno adesso non potete dire di non aver letto niente del vostro postino” e t’ha vinto emozione… metafora oggi è suono di campanello alla porta; anche oggi t’annunzia che postino è arrivato; solo che il tuo è davvero un po’ speciale, come il Mario Jimenez di cui sopra e t’è sembrato di non meritare quello che la vita continua ad offrirti; una scoperta ogni giorno sul filo lieve della poesia.
Oggi che diadema, rosso di papaveri infiamma mura e prati, oggi tu sai che “ non ci sono molte luci spente, anche se le strade di un uomo si restringono”; lo sai che sempre o spesso “c’è una luce diversa in fondo all’angolo, dove ci si può riflettere…”.
Te l’ha suggeriti, i pensieri, Giovanni Fasano, portalettere, a Lecce, lui, artista del pensiero e bottega-laboratorio è l’angolo dove riposa il suo “Ciao”, quel motorino d’una volta che lo portava rombando e scassatissimo per le strade della città a distribuire lettere e plichi; e la sua Olivetti lettera 32 l’attende, pronta ad accogliere il senso d’una vita e imprimerla, segni neri su pagina bianca; bottega è la stanza dove si cammina “a tentoni tra il disordine di fogli / e libri ammucchiati qua e là” e non si riesce proprio a dormire e arriva l’alba quando meno te l’aspetti; laboratorio è questa città, la Lecce del centro storico, che si ficca nell’anima, quella e questa strada, questo e quel volto, questa o quella porta chiuse su segreti.

Nascono così le immagini; vengono incontro e s’impadroniscono dei pensieri e sorridono metafore… a Giovanni Fasano sono arrivate con la tenerezza del primo innamoramento - che innamoramento e nient’altro è il “pallino della poesia” - e il mestiere suo di “portalettere” gli ha dato una mano, gli dà ogni giorno una mano…Sua bottega e suo laboratorio dell’anima è “l’incontro continuo con la gente ed è l’incontro continuo con i volti, con la strada, con gli angoli, con la natura che ti parla e tu ne cogli lo sbocciare di primo mattino…” ed è metafora di vita una pozzanghera d’acqua gelida “Se avessi un sorriso è qui che lo nasconderei / protetto da mille cerchi / e mai nessuno lo ruberebbe”.
Un suono di campanello, una porta che si apre, una cassetta delle lettere, il silenzio, un altro suono di campanello e una porta che rimane chiusa, il silenzio ed i pensieri e l’Olivetti lettera 32 che attende e “si leva uno stormo di foglie secche” e “la luna si cancella nell’aurora… sfornano il pane caldo i panettieri… trattengo la corsa per imprimere l’odore… sbadiglia la città”.
Giovanni Fasano ti dice che aiutano i versi “nel tragitto della vita” quando incontri ad ogni passo la difficoltà dell’esistenza… lui va “cercando una speranza” chè “la vita / si ostina / a resistere”;
ti dice anche “chi scrive non è un soldato obbligato a farlo, ma uno come tanti…” , solo che ai “tanti” non sempre sorridono le metafore; con i tanti si cerca di dividere la gioia di prati di viole anche se intorno c’è l’asfalto e il duro delle chianche.
Un suono di campanella, una porta che si apre, una cassetta delle lettere, il silenzio… il mare da lontano… Mario Jimenez, su consiglio di Neruda, andava spesso a guardare il mare, nell’illusione che uno straccio di poesia gli passasse con la voce delle onde.
Giovanni Fasano, nel suo silenzio e nella sua fatica quotidiana, trova la voce delle cose, poi scrive ed è un’esortazione “parla le parole che dentro hai, / gridale al cielo / affinché diventino preghiere”; ricerca nell’anima “ghirlande danzanti” di pensieri mentre “voci di bambini… così rare!” vincono solitudine che imporpora il tramonto… cerca… “Cercarti / è tessere / a ritroso / la ragnatela / della memoria”.