Carezze di colore e di scalpello
nell’enorme spirale dell’esistenza

di Giuliana Coppola
Può avere confini una nuvola? Ma certo che non lo può; la porta su e giù il vento; la porta su e giù Antonio Schito, l’eclettico per forza e per passione. Ieri te la sei trovata ai tuoi piedi, posata tranquilla sul limitare della porta d’una libreria; aveva colore e forma d’una zolla grande di terra; potevi sfiorarla, accarezzarla e metterne una briciola in tasca. L’aveva resa tua, Antonio Schito e tuo, oggi, è un petalo di pietra. Quando era un bimbo, volavano petali dal balcone della casa della nonna, in quella strada di Scorrano, suo paese natale, che è tuttora spazio libero di bimbi e di sorrisi d’anziani; Antonio, inseguiva e raccoglieva petali; si chiede, oggi, che cosa avranno pensato di lui, gli altri che giocavano ad inseguire un pallone. Oggi sono di pietra, i petali, perché durino in eterno ad abbellire storie.
E sono di pietra, rossi di pietra, i papaveri, posati senza stelo, ad accogliere luce. E nella cava, d’un tratto, hai visto apparire, dal blocco, ali rosa d’un angelo, enorme; e hai visto Antonio Schito che l’aiutava, mani e scalpello, a venir fuori dal bozzolo, a prender forma… una carezza per dargli coraggio, nel sole accecante della cava. Lo perdi e lo ritrovi quest’artista che sconfina; diventa arredatore e designer, scenografo e grafico, progettatore di arredi e ispiratore di cortometraggi, pittore e copista e scultore… ti ha raccontato che, da ragazzino ancora, per vincere paure, giocava a rimpiattino coi laurieddhi nascosti nei segreti d’un convento, periferia di Scorrano; e tu pensi, mentre osservi i suoi occhi e le sue mani, che qualcosa del folletto ce l’ha anche l’Antonio. Scorrano sua patria, Lecce i suoi studi di liceo, Venezia per l’Accademia e Firenze per la tesi e poi Firenze ancora e poi dove lo porta, come nuvola o folletto, il richiamo dell’arte e può essere Scorrano, Firenze, Amburgo, Siena, Cursi, Maglie, Nuova Zelanda dove trasferisce i giardini della sua terra realizzati in dipinti e s’inventa un Caffé-Galleria “Rosso fiorentino” per promuovere artisti neozelandesi.

Oggi è a Bergamo… s’è caricate sulle spalle le nuvole, quelle di terra salentina così pure da far venire magone e ha deciso di posarle su colonne, a sostener soffitto di case belle e giovani e allegre cui sta donando sorriso, disegnandole e creandole, uno spazio dopo l’altro. Tu senti l’assenza dell’artista, quando decide di riprendere valigia e ripartire; hai sempre paura che non ritorni e se lui non ritorna, perdi il sorriso delle sue creature. Invece, quando meno te l’aspetti, te lo ritrovi a Lecce, e stringe Stella per mano. Antonio Schito è artista di spazi e Spazi d’artista, a Bergamo e dintorni, è questa fatica appassionata di cui oggi ti racconta. “Penso due, tre giorni, poi devo fermare subito l’idea, perché non scappi via”, ti dice; ecco, solo per un’idea c’è bisogno, per un attimo, d’un confine, per aiutare anche lei, ad uscire dal bozzolo e a prendere forma. E deve essere, sempre, sorella d’armonia, di gentilezza, d’ordine, d’eleganza… “Se mi fosse possibile, cancellerei il brutto dalla faccia della terra; il brutto è anche una mina che tu non sai dove si nasconde; il brutto è una ferita e una morte che non t’aspetti ed è il pianto silenzioso d’un giocattolo che ha perso il suo bimbo”. Si posano su mine di pietre, create da un artista-poeta che ha paura del male del mondo, i giocattoli orfani di bimbi. Ecco perché hai paura che riparta Antonio Schito; lui è capace di portarti accanto, con uno schizzo di matita, uno sbuffo di colore, un tocco di scalpello le creature del cielo e i profumi della terra; di far durare per sempre petali, nuvole, papaveri e foglie e stelle; già, le stelle, che diventano pulviscolo, a far da sfondo a questa enorme spirale che è l’esistenza, un po’ triste, un po’ allegra, un po’ ironica e sbruffona, un po’ così materna come Maria che nel verde di Strudà, s’erge nel cielo a proteggere i bimbi e le creature tutte, ad iniziare da Stella, appunto, la forza del richiamo perché si ritorni a casa. “Raramente mi ripeto, ti confida l’Antonio; e poi non voglio trovare un segno che mi caratterizzi”. Eclettico, questo folletto d’artista; eclettico come la vita, tu pensi… non puoi fermarti, non puoi chiuderti solo in un segno, se vuoi abbracciarla e possederla tutta per poi donarla agli altri come nuvola, petalo, papavero in una carezza di colore e di scalpello.