La dolce favola di Natale
nel regno di crema, zucchero e cannella
di Giuliana Coppola
E se Natale è, per Natale devi regalartela una favola. Ieri, era la favola di Hansel e Gretel, ricordi? I bimbi la trovarono la casa di marzapane e panna e biscotti e croccanti e cioccolato; una scorpacciata, prima che arrivasse strega. Oggi è la volta della favola d’un grembiulino nero… sei andato a cercarla, come dono che tu fai a te stesso; sei partito da Lecce, diretto a San Cesario; e ad un tratto ti sei perso; un po’ Hansel e un po’ Gretel, hai pensato; solo che in tasca non avevi né briciole né sassolini, niente che t’aiutasse a ritrovare strada; poi, il profumo, intenso, profumo di vigilia di festa, di preparativi, di mani calde e forti sommerse nell’impasto... Attendi di veder passare un grembiulino nero, spruzzato di zucchero e ti ritrovi a stringere mano calda e forte di Fernando, Fernando Natale, per l’appunto, immerso nella sua bottega, laboratorio di pasticceria... Gli appartiene la favola; ed è favola che inizia dal grembiulino nero di cui sopra, grembiulino di Fernando che più per necessità che per scelta diventò garzone di bar e aveva solo sette anni. Le mance finivano tutte a pasticciotti - una consolazione alle scelte imposte dalla vita - e lo zucchero finiva dritto su grembiulino, e che faceva la maestra? Sgridava Fernando, ed è questa la prima scena d’una favola, involucro leggero come pasta di brioche; raccoglie ricordi di questo scorpione puro, d’anni quarantotto, che è di fronte a te nel suo regno profumato di zucchero crema marmellata e cannella; lo protegge suo grembiule bianco e nessuno può più rimproverarlo, ché tanto bianco su bianco chi lo nota più lo zucchero?
Oggi maestro è lui, maestro d’arte della pasticceria, di quella che ti mangi con gli occhi per paura di sciuparla. Un bar come palcoscenico per un ragazzo innamorato della fatica, fatica “dolce” quanto si vuole ma sempre fatica se a tredici, quattordici, quindici anni ne hai già fatta tanta di strada che a Lecce t’assume subito Pino Quarta ed è maestro tuo, maestro Gino, da cui impari segreti del mestiere e dell’arte, quelli che a San Cesario t’aveva suggerito già Popillo nella mitica sua pasticceria.
|
E a diciannove anni te lo conquisti il tuo spazio, tutto tuo di te che inventi e crei gli aperitivi, aperitivi Natale, giusto per intendersi, che non c’era distanza che tenesse pur di avere privilegio d’assaggiarli. Ridono gli occhi a Fernando e dietro e avanti e dovunque profumo intenso di panettoni Paradiso; e potevano aver nome diverso se creatore loro è Natale? Ti sembra che a testa all’ingiù - devono averlo il tempo d’asciugare - si divertano a sentirle le storie; attori anche loro, a modo loro, di questo mondo che sa di gelosie, di strudel e di brioche, di bavarese e semifreddo e sansilvestri e dolcetti di grana brillantati e conchiglie e cesti di croccanti e cotognate e fichi secchi con indosso il cioccolato, e poi arriva la signora Lina ed è profumo di simpatia, misto a profumo di ‘nfocacatti, e mustazzoli e stozzetti e biscotti al limone e tu lo sai, lo sai che te ne sei dimenticati tanti ma come fai, come fai a nominarli tutti i santi dolci di questo paradiso sulla terra che da San Cesario si allarga dovunque ad abbracciare anche Milano, ed è questa la notizia. Un panettone Paradiso salentino da gustare nella nebbia di Milano… E allora davvero tu pensi e glielo dici… Ma che Natale è Natale, senza Natale e Fernando, scorpione d’oroscopo ma non di fatto, buono come un pasticciotto, scompare… silenzioso ora, come questi pasticcini d’ogni genere che, ti sembra, ti pregano di non guardarli ancora… sono teneri come uccellini implumi appena usciti dall’uovo… hanno bisogno ancora che Fernando e Lina e i loro compagni di viaggio regalino loro vestito per volare. E tu vai; ora li ritrovi… a San Cesario, a Lecce; capisci perché li hai un po’ disturbati nel silenzio profumato della loro casa; qui tu puoi mangiarli davvero, ma solo con gli occhi… perché come si fa, come si fa e vederli scomparire questi fiori che hai visto sbocciare e che ora sono davanti a te colorati come le stagioni? Queste creature dolci prendono i colori, gli odori, le sensazioni delle stagioni che si succedono… oggi sanno d’autunno e d’inverno, di foglie che lievi scivolano dai rami, di tramonti ed albe, di nuvole cangianti lungo le strade del cielo… Oggi, che è Natale, hanno profumo di stelle e di comete. Te li mangi con gli occhi e attendi, attendi di vederlo apparire ancora grembiulino nero, profumato di zucchero… la favola diventa realtà, a volte.
|