I sogni di bimba di Irma
con la pasta di pane, cuoce le fantasie
di Giuliana Coppola
Perle di sudore sulla fronte di Irma… il resto non conta, tu pensi; ogni perla di sudore, tu pensi, è preziosa come questo estenuante movimento di dita che impasta acqua e farina, veloce, veloce, veloce, il più veloce che si può; urge fantasma e a lui bisogna dare subito un volto, un corpo, una forma, quella che da decine di anni ti porti dentro ed è esplosa d’un tratto; è stata, per decenni, grumo di pensieri, di incubi, di affetti, di desideri, di nostalgie; questo grumo ora è davanti a te; racconta. Sei giunto a Minervino a raccogliere grumo di vita in forma di pasta di pane; stavolta ti ha portato la Lina Tau che conosce Nicolina Di Pinto che conosce Irma Esposito e ne comprende il mondo. La Lina t’ha portato - navigatore di bordo, Nicola - lungo strada immersa nel verde di pioggia fresca… Maglie, parco del Crocefisso a Muro, un chilometro e arrivi a Giuggianello, ti saluta a destra un albero di fico, a sinistra un albero d’ulivo; quattro chilometri ed ecco Minervino ed ecco il suo rosone. Ti rammarichi sempre un po’ quando ti strappano via dal rosone; tu rimarresti seduto lì in eterno, a perderti nel suo ricamo; ricamo lieve di volo d’angeli e foglie di acanto; sfida i tempi ché tanto lo protegge San Michele e le case si stringono attorno attorno, un abbraccio corale ad una chiesa, nido di arte immensa… s’è perso nel tempo il nome dell’artista. Che importa, tu pensi; amore e sogno l’hanno voluto e creato; amore e sogno e fatica d’uomini e di donne… Irma Esposito il suo rosone, oggi, lo sta creando per te; farina, acqua, bastoncini di legno ad iniziare e questo veloce veloce veloce movimento di dita, che più veloce non si può a formare foglie d’acanto e voli d’angelo e occhi di bimba che il rosone lo salutava ogni mattina e poi via, nei campi, sulle spalle un fratellino, gli altri due stretti stretti, uno per mano… qui, nella terra tua, le storie si ripetono, come litanie, come grani di rosario; |
ma la Irma ti dice non conosco preghiere, io; io parlo con i santi miei… Parla la Irma con i santi suoi come parla con l’acqua e la farina perché diventino tra le sue mani, un riccio, un carretto, una seggiola, un albero, un fiore, un volto, un giardino, una casa, una pila, una pentola, il cane Fiume… arrivava all’alba il cane Fiume e il mio papà andava; Fiume sapeva trovare dovunque i ricci; buona la carne di riccio per noi bimbi, quando altro non c’era… Qui, nella terra tua, le storie si ripetono come litanie, come grani di rosario; storie di papà che partono alla guerra e la paura attanaglia l’anima e poi, anche in una litania e in grano di rosario c’è quel particolare che è della Irma e basta; della Irma e della mamma di Irma; era fornaia; una notte la vinse stanchezza e bruciò cotta di pane e fu così che nessuno volle più affidarle cotte di pane… prezioso il pane, quasi quanto il sonno… andò a lavorare nel forno, la Irma, e pane non bruciò più; si riposò un attimo, una madre stanca. Oggi, il fantasma di quella stanchezza di madre è forma di pasta di pane; è un carretto; è tavola e briciola; è sguardo di santi e di uomini; è ala di san Michele; veloce veloce veloce il movimento delle dita che danno corpo a fantasmi… sono qui, davanti a te, in questa casa-laboratorio dove sogni di bimba davvero giungono all’alba; poco sonno, la Irma; legge e scrive nel silenzio delle ore della notte e poi prende farina e acqua e poi impasta e poi accende forno e poi cuoce le fantasie e arriva prima luce mentre un altro sogno, un altro pensiero, un altro racconto attende che lei riposi. Vedi? Questo è il giardino delle fate… mia nonna mi raccontava che esistono le fate… vedi? Questo è il giardino fiorito… vedi? Questo è il riccio… vedi? Questi sono gli occhi di santa Lucia e questi sono i miei santi. Tu vedi con gli occhi di Irma, in questo pomeriggio che abbruna; poi vai; ti rifugi nel ricamo del rosone, nel nido d’una chiesa d’arte immensa; hai bisogno d’un tratto, d’un abbraccio che scacci via anche i tuoi sogni di bimbo; tu non sai lavorare con acqua e farina… hai lasciato Irma, incontri Vincenzina; è lei che t’abbraccia e si ferma il tempo… è così, a Minervino, dove le case stanno strette strette a sorreggere mura di tempio.
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