I raggi di sole
dell’ultimo degli “zucari”

di Giuliana Coppola

“Ha detto il nonno - dai, Vanessa, andiamo che si fa tardi - ed erano le sei del mattino. Perché io avevo chiesto al nonno Crocefisso di portarmi con lui agli Alimini a raccogliere giunchi. Ed io sono corsa subito e lui mi ha portata lì dove i giunchi crescono, quelli che poi servono al nonno per sporte, cesti, fuscelle per la ricotta e il formaggio”. Parla Vanessa e questa è la storia di nonno Crocefisso che di anni ne ha 83 raccontata da Vanessa che frequenta la quinta elementare...
Non è sempre vero che sono i nonni a raccontare; oggi è una bambina a narrarti la storia dell’ultimo degli “zucari”, dei maestri, cioè, che intrecciano “zuche”, corde di paglia palustre, e della famiglia Cancelli, che da secoli ormai trasforma giunchi, canne, e virgulti d’ulivo in preziosi oggetti intrecciati. Non ha voluto parlare nonno Crocefisso che è arrabbiato nero. Per la prima volta nella sua vita, non ci sarà alla fiera grande di Campi col suo Transit Ford bianco che odora di canne, di giunchi e d’olivo. Hanno avuto un po’ paura i figli a lasciarlo andare da solo alle tre del mattino, perché Crocefisso, classe di ferro, lo riempie e lo guida ancora il suo carro, come sempre, da quando è iniziata la storia, accanto a papà Giuseppe, “zucaro” anche lui...
 



ma è lui, il nonno, ad averla dentro tutta la passione. Scompare ancora oggi, a volte, quando c’è luna piena, per andare a cercarli i suoi giunchi; aprile e maggio i mesi migliori. Una volta c’era il traino e la “ciucciarella”, ti racconta ora Renato, uno dei figli, ma l’arte e la fatica son sempre le stesse, quelle che hanno segnato la vita di generazioni; da Giuseppe a Crocefisso, da Crocefisso ai figli, Poi devono essere messi a seccare, sino a che arriva il tempo di intrecciarli, un intreccio dopo l’altro, migliaia di intrecci e si inizia sempre dal fondo “un cerchietto al fondo - ti racconta Vanessa - e poi partono tanti ramoscelli come i raggi del sole e poi inizia la struttura del cestino di canne tagliate e poi fa la treccia il nonno con i rami d’olivo, per l’orlo e il manico e io non ho mai capito come fa il nonno a fare la treccia con i rami”.
E se tu capovolgi il paniere o il cesto o la sporta o la fuscella, t’accorgi che è proprio così come te l’ha raccontato Vanessa. Il nonno Crocefisso li ha catturati i raggi di sole e intorno vi ha intrecciato, continua ad intrecciare, canne e giunchi e virgulti. E la treccia ad orlare il tutto, nella bottega di via Sirena a Bagnolo, patria di “zucari”.
Ha intrecciato anche le “pascare” il nonno, ceste per la pesca larghe e comode dove la Rosina posava i figli, uno dopo l’altro, quando accompagnava il suo uomo al mercato. Perché questa è la storia anche della Rosina, moglie di Crocefisso, e dei venti nipoti, e dei sette figli, la Tetta, la Lucetta, la Pina e Luigi e Gino e Renato e Ramo che venivano al mondo tra un intreccio e l’altro, una piazza e l’altra. E così i figli l’hanno sentito sin da piccoli il caldo dei rami - raggi di sole -, e l’odore dell’acqua delle paludi e la forza che piega canne e “vinchi” d’ulivo... L’ha sentito Renato che poi se n’è andato in giro per l’Italia, lui, ala destra di squadre di calcio. Te ne parlava il padre Crocefisso quando andavi a trovarlo in via Sirena e gli portavi via un altro dei suoi cesti...
Oggi è il figlio Renato, papà di Vanessa, a parlarti del padre e di mamma Rosina che ancora intreccia giunchi per farne “sciuncacche” morbidi letti per la giuncata... L’aiutano ancora le figlie a metterli a mollo e a cucirli poi, quando arriva il tempo, “con la cuceddha, come dice la nonna”, ti racconta Vanessa.