BOTTEGHE


Mariano, i maestri delle luminarie

di Giuliana Coppola



Ed’un tratto arrivò un ciclone, così forte, ma così forte che spazzò via luminarie: inginocchiati a terra chiesero pietà a Santo Oronzo i fratelli Mariano; si era nel 1946 e non rimane memoria se lo fece il miracolo Santo Oronzo... certo si ruppero lampadine ma festa ci fu ugualmente, perché non c’è ciclone di sorta che può impedire agli addobbatori di crearlo il paradiso in terra per i santi, giorno dopo giorno, ma soprattutto d’estate quando, chissà perché, i santi hanno deciso di essere festeggiati tra gli uomini e loro, gli uomini, glielo preparano un paradiso terrestre di luci.
Toto Mariano è maestro di luminarie; ancora oggi, che di anni ne ha 77 gli luccicano gli occhi chiari, mentre ti parla di quel ciclone così lontano e di notti, lunghe notti, passate a disegnare il cielo in terra; migliaia di lampadine al posto delle stelle. Strana bottega quella della famiglia Mariano che da Scorrano, luogo d’origine, ha fatto conoscere al mondo l’illusione luminosa che si capovolga sugli uomini il cielo; bottega è un angolo in via Fiume a Scorrano, ma bottega è sempre e comunque la strada perché lei ti suggerisce prospettiva, bottega è la cucina della propria casa dove crei su carta gallerie, orchestre, archi, prospetti e ti fa da pennello anche uno stecchino intinto nei colori perché più preciso sia il punto dove poi sarà posizionata la luce, bottega per i giovani Mariano che continuano l’arte del nonno e del padre è il laboratorio nuovo e moderno, che Lucio dirige a Corigliano; è il laboratorio dove opera Massimo a Scorrano.
Si tramanda passione... da quel 1890 quando Salvatore Mariano, appassionato dell’arte, decise di mettere su ditta, allora che il carburo regalava luce; in giro, per i paesi del Salento, a portare la festa che arrivava su traini tirati da cavalli. Una festa, una parazione, un figlio, ti raccontano che diciannove sono stati i figli di questo padre creatore di figli e di luminarie; Eliseo, Toto, Tito, Antonio, le loro donne, Maria, Memma, Gina, Selene, le loro sorelle un tempo, oggi i figli, hanno vissuto, continuano a vivere perché festa sia per un santo. Si inizia dal disegno, piccolo su foglio o anche foglietto, perché non fugga l’idea; si ingrandisce il disegno; ti aiutano il pavimento, una strada, oggi anche l’asfalto; si riproduce il disegno sul legno d’abete, tanti pezzi di legno d’abete, un gioco d’incastri; si pitturano con vernice di colore bianco, perché il bianco riflette la luce; intanto si colorano le lampadine; saranno ad una ad una fissate nei portalampade, migliaia di portalampade collegati naturalmente tra loro in serie.
E intanto, lì dove ti chiamano per addobbare, si fissano i pali, lungo le strade, nelle piazze, sui sagrati; il paratore ce l’ha in testa il suo addobbo, unico come unico è il luogo dedicato al santo e uniche sono le esigenze da rispettare e il lavoro che dalla bottega si trasferisce nella strada è lungo, paziente, meticoloso; acrobati fissano il gioco d’incastri, perché nascano, fioriscano gallerie, cattedrali, prospetti e frontoni, cupole e cassarmoniche.
La Memma moglie di Toto, l’ha visto il quadrifoglio che oggi fa festa per le strade di Scorrano. Ha detto a Tito che lo portava a dipingere “è nuovo il quadrifoglio; porterà fortuna”; l’idea del quadrifoglio appartiene a Massimo, figlio di Tito; s’aggiunge ai disegni di sempre, ai cuori, ai fiori, alle stelle, all’arcobaleno, persino alla galleria di alberi di banane, alla code di pavoni, ai merletti, ai ghirigori, alle figure, ai rosoni, trionfo dell’inventiva e dell’immaginazione... e pensare che un tempo la Giovannina, una delle tante sorelle Mariano, cuciva i vestiti di carta crespa, azzurri, verdi, rossi, ogni pilastro una bambola a sorreggere con le mani una lampada; e pensare che un giorno parte dell’addobbo erano anche le campanelle; suonavano a soffio del vento.
Ti racconta Toto che solo la passione ha dato la forza di superare momenti difficili che pure ci sono stati; un padre che perse un occhio per una scheggia, mentre lo creava un disegno. La ditta che si ferma; e poi la prima guerra mondiale e poi si ricomincia e poi la seconda guerra e ancora si ricomincia e poi gli anni che passano e figli che vanno all’Università ma ritornano i figli ad aiutare i padri; Lucio, figlio di Eliseo, porta nel mondo le luminarie; Massimo crea quadrifogli, simbolo di fortuna; ognuno ha le sue strade, i suoi paesi da addobbare, i suoi santi da festeggiare, un cognome “Mariano” conosciuto dovunque, anche nel cielo che si inarca per confondersi con le migliaia di lampadine accese una dopo l’altra da mano di uomini.