Zio
Mario
Una vita tra reti e mare
di Giuliana Coppola
Niente è più buono dei masculari se
la segui passo dopo passo la ricetta della zia Agatuccia di Gallipoli,
pepe, prezzemolo, spunzali, pane grattugiato, aceto
e olio nel tiestu e loro, i masculari, vicini, vicini
a profumare di onde mediterranee, di erbe e di roccia e di sudore
di reti forti, 18 millimetri larga la maglia, migliaia di metri
di rete ricamate anche dal suo uomo, Mario De Rosa,
che glieli regalava i masculari, e non solo, quando facevano lamore
loro, lAgatuccia e Mario, moglie e marito, da una vita ormai
e la sentono forte la voce del mare e del vento in quella casa
di via Moline 21 che odoro di salsedine e ha i balconi sospesi
nellazzurro. Perché se tu vai a trovare Mario e a
risentire la voce di Agatuccia che ti racconta di ricette antiche,
e soffia forte lo scirocco, cè rischio che lo perdi
il filo del discorso che tinsegna a costruirla una rete
forte, quella che ti permette di prenderli i quintali di pesce;
lo senti il ritmo del mare che fa da sottofondo ed è continuo
il sibilo lungo del vento e così non sai se sei nella bottega
di Mario che ha per hobby e per passione larte del costruire
le reti o sulla barca che ti porta al largo al di là dellisola
di SantAndrea, lontano lontano a Torre Suda, lontano nellAdriatico,
allalba o a notte fonda ad attendere che si riempia la rete
da te costruita. Perché fu pesca miracolosa quella che
padre e figlio riuscirono a fare un giorno di tanti anni fa. Quando
Mario che di anni oggi ne ha 78, consigliò a suo padre
Carmine, pescatore, di costruirsela la loro giangiola,
rete forte che sfida il mare e abboccarono i pesci, quintali di
pesce, per far contenti figlio e padre, ogni giorno una sfida,
e lAgatuccia a pregare i suoi santi, quelli che la proteggono
da ogni parte, visto che in ogni angolo attorno alla sua casa,
nel centro storico, ma con affaccio sullorizzonte che sinfuoca
al tramonto, esiste una chiesa. E una giangiola piccola
è lunga 130 metri e alta 60 metri; 3300 maglie la compongono,
ce nè voluta di pazienza e di fatica per tesserla
tutta. Ti racconta Mario che a dieci anni, alunno di scuola elementare,
per gioco ha iniziato a lavorare le reti, accanto al padre, quando
ancora i lumi erano a petrolio e le reti di cotone america;
e poi il filo di nylon e poi la rete giapponese, che oggi domina
il mercato ma che ha bisogno ugualmente dessere adattata
a compiere il suo lavoro, da una parte la corda con i sugheri,
dallaltra parte i piombi
lavoro di spoletta e cuceddha
e mani abili a stringere nodi, tutti uguali, perché non
si può sbagliare con le distanze tra una maglia e laltra,
con i millimetri, tutte diverse le reti a seconda del pesce
di
sette millimetri la maglia per laragosta e devessere
fatta a tramalli, diciotto millimetri la rete per
i masculari
e poi cè la rete per la pesca delle
triglie e degli scorfani e dei tonni e quella stretta stretta
per la minoscia, reti di 50 braccia e di 25 e poi
si può lacerare la rete mentre ti trovi in mare e dun
tratto arrivano i delfini affamati. Ti racconta Mario la storia
di reti da riparare sulla barca mentre il mare è forte
e i delfini si allontanano, ma ti racconta della rete a
corrente duemila metri di rete trasportata dalle onde, allalba
o di sera e ti racconta delle donne di Castro, abilissime e sveltissime
a riparare maglie e dei pescatori dellAdriatico amici dei
pescatori dello Ionio e dei fotografi che hanno fatto fare al
suo volto e alla sua fatica il giro del mondo e dei pescatori
di Roma che lattendono di anno in anno perché un
giorno anche a loro ha riparato le reti. Nel silenzio della bottega,
a sentire la voce del mare e dello scirocco, vicino la porta di
casa, della sua casa di sempre, la rete, le spolette, le cuceddhe,
le sedie a sostenere maglie e lavoro, in testa la coppola,
a sentire le voci della gente, il lavoro dellAgatuccia nel
piano di sopra, le campane delle chiese allangolo
una
vita tra reti e mare
dicono figli e nipoti che potrebbe riposarsi
ormai, ma quella è la sua arte e la sua passione
andate
a trovarlo zio Mario.