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I Giganti, la terra, gli ulivi. Valerio Daniele vince il Premio Nino Rota

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“Ho sempre pensato che negli uliveti della mia terra vivesse un’aria tutta diversa. Una sorta di maggiore rarefazione, di distanza molecolare, di vuoto aereo che solo lì potevo trovare”, spiega Valerio Daniele nel booklet del suo ultimo album “Racconti dalla fine del mondo”, colonna sonora de “Il tempo dei giganti”, film documentario diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte.

E il musicista, chitarrista, compositore e tecnico del suono salentino ha saputo rendere così bene in musica la sua immagine e percezione della natura, da stregare la giura della Festa del mare di Bari, che ha deciso di tributargli, insieme a un altro “pezzo da 90” come Teo Theardo, il prestigioso riconoscimento del Premio Rota 2023.



Valerio, che ha recentemente raccontato in un'intervista a quiSalento il suo ultimo lavoro e la decennale esperienza come “cuore pulsante” del collettivo Desuonatori, spiega che “non si può dare ancora l’idea di un Salento idilliaco e paradisiaco. Parliamo di una terra in gravissima difficoltà e credo che sia responsabilità di ciascuno di noi fare il massimo per creare una base di consapevolezza e cognizione per agire in modo virtuoso in futuro”. E racconta di come l’immagine, la percezione e la memoria della natura, nelle sue luci e ombre, sono in effetti ciò che l'hanno reso la persona e che è oggi. E di come, nel suo percorso artistico, non sia mai riuscito a svincolarsi da questo legame.

Appuntamento a Torre a Mare, sabato 9 settembre, con la premiazione e l'esibizione dal vivo sia di Teo Theardo, con “Ellipse dans l’harmonie”, il lavoro multimediale ispirato all’Encyclopedie, il testo simbolo di Diderot e D’Alembert, sia di Valerio Daniele e il suo gruppo, per l'esecuzione di alcuni brani tratti proprio dalla colonna sonora del “Tempo dei giganti”. Un atto d'amore, quello più puro, intenso e dannatamente critico, che tramuta il suono nel “fluire del mio sangue da quelle radici in quei fusti fino alle foglie e la possibilità di levitare nelle forme del sogno e del suono”.

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